Il mondo del lavoro si sveglia, ma a maggio effetto stagionalità

lavoro

ROMA. – Il mondo del lavoro si sveglia dal torpore della crisi. La crescita dei contratti sale a maggio di quasi 185.000 unità. Ma il dato di sintesi, diffuso dal ministero del Lavoro, è il risultato di almeno tre diverse tendenze: da una parte il boom dei contratti ”a tempo” legati all’avvio della stagione estiva, dall’altra una crescita dei contratti ‘stabili’, che risentono positivamente del jobs act e alimentano le attivazioni, ma non riescono ad evitare la coda avvelenata della crisi, che continua a gonfiare i numeri delle ”cessazioni”.

I dati di maggio non sono univoci. Ci sono 934.258 nuovi contratti, ma molti di questo (643 mila) sono a tempo determinato. Quelli stabili sono 179.643 e rappresentano il 19,2% del totale. L’impatto del Jobs act viene evidenziato dal ministero guidato da Giuliano Poletti che segnala che ci sono stati 30.325 trasformazioni di contratti a tempo a contratti stabili: una crescita del 43,2% rispetto al maggio 2014.

A confermare l’uso dei nuovi contratti è anche l’Inps: nei primi cinque mesi dell’anno le assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute di 152 mila unità e di queste il 59% ha usufruito dell’esonero contributivo triennale. Ma non ci sono solo segnali positivi: il numero di chi perde lavoro resta alto. E’ l’onda lunga della crisi. Nel solo maggio sono state 179.372 le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato. Così il saldo tra attivazioni e cessazioni è positivo per appena 271 contratti.

A compensare, pienamente, è invece il forte ricorso ai contratti a tempo: il ”saldo” in questo caso positivo per 184 mila unità. Calano invece le collaborazioni (-10.124 unità il saldo). La lettura di dati molto articolati non è quindi univoca. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti guarda all’incremento dei contratti stabili: ”un segnale molto positivo”. Il Ministero dell’Economia calcola un aumento del 5% delle assunzioni a tempo interminato e segnala che ”si rafforza una tendenza positiva” con le trasformazioni di contratti precari in assunzioni stabili.

Più prudenti i consulenti del lavoro: il presidente della Fondazione studi, Rosario De Luca vede ”un mix tra il ricorso a contratti a tempo legati alla produzione stagionale e la conferma che ancora le aziende si sentono insicure rispetto alla situazione economica e, perciò, non se la sentono”. Vede nero invece la Cgil che parla di ”nessuna crescita stabile di nuova occupazione” e segnala come il saldo positivo dei contratti interminati è calato dai 50.000 contratti di aprile ai 271 attuali.

Certo, spiega il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, il dato di maggio e’ “positivo” ma la cifra andrà, comunque, depurata dalla stagionalità”.

(di Corrado Chiominto) (ANSA)

Condividi: