Usa 2016: Hillary, “alzare i salari, questa la mia missione”

Clinton Global Citizen Awards at 2014 Clinton Global Initiative

NEW YORK. – “Alzare i salari dei lavoratori americani: questa la mia missione”. E “basta con la vergogna delle donne pagate meno degli uomini”. Una Hillary Clinton cosi’ “a sinistra”, cosi’ “progressista” non si era mai vista. Compresa la promessa di rendere piu’ dura la riforma di Wall Street, annunciando tolleranza zero contro gli abusi e i rischi dell’industria finanziaria.

Nel presentare a New York l’agenda economica della sua campagna elettorale appare chiara l’esigenza della aspirante presidente degli Stati Uniti di venire incontro all’ala piu’ progressista del partito democratico, quella che ancora oggi non vede di buon occhio la sua candidatura. Ma c’e’ anche la conferma che Hillary ha scelto come interlocutore privilegiato quei milioni di famiglie americane che ancora oggi lottano con le devastanti conseguenze della crisi.

Con una ripresa che stenta a trasmettersi in buste paga piu’ pesanti e condizioni di vita migliori. Tranne che – sottolinea la Clinton, accusata dai detrattori di demagogia – per i Ceo delle grandi societa’ o per i manager di hedge fund. Il nocciolo del suo manifesto e’ tutto qui: il futuro dell’America si costruisce investendo sulle famiglie e facendo pagare un po’ di piu’ ai super ricchi. I cui interessi – denuncia l’ex first lady – sono invece al centro della campagna dei suoi avversari repubblicani: da Jeb Bush a Marco Rubio.

E proprio al suo più probabile sfidante nel rush finale per la Casa Bianca, lancia una stoccata ironica: “Bush ha detto che gli americani devono lavorare di piu’. Ma ha mai incontrato un lavoratore? Non deve averne incontrati molti…”. Per la prima volta Hillary presenta un programma dettagliato delle misure che intende prendere in campo economico e sociale una volta eletta presidente: il diritto universale alla scuola materna, l’estensione dell’assistenza all’infanzia, il riconoscimento della malattia e dei congedi parentali retribuiti, sgravi per gli studenti universitari, l’innalzamento del salario minimo.

E ancora: la condivisione con i dipendenti dei profitti delle imprese, protezione legale per gli immigrati irregolari, piu’ risorse per la ricerca medica. Una ricetta che di certo comportera’ un aumento della spesa, che pero’ verra’ compensato con una riforma fiscale piu’ equilibrata tra le varie fasce di reddito, riesumando anche la tassazione sui capital gain. “Nessuno deve essere lasciato indietro.

I lavoratori – spiega – sono un asset, e investire sui loro salari paga. Investire su salari piu’ alti e formazione formazione paga, anche in termini di crescita economica”. Poi la questione femminile, quella del rapporto tra donne e occupazione. Un cavallo di battaglia obbligato per chi aspira a diventare la prima presidente donna (e nonna, ricorda lei stessa) degli Stati Uniti. “Bisogna abbattere tutte quelle barriere che frenano il loro ingresso nel mondo del lavoro e frenano la loro permanenza nel mondo del lavoro”, afferma la Clinton, giudicando vergognosa la differenza di trattamento economico con gli uomini a parità di mansioni o di carriera.

Questa per Hillary la strada per costruire l’America del futuro. Perche’ lei – assicura – non guarda al passato, a Bill Clinton o a Barack Obama. “Oggi non e’ più il 1993 o il 2009. Servono nuove strade”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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