Storico accordo sul nucleare, ma l’Iran non avrà l’atomica

Pubblicato il 14 luglio 2015 da redazione

++ Iran: Mogherini, non è solo accordo ma un buon accordo ++

NEW YORK. – Dopo due anni di negoziati, l’Iran e le potenze mondiali hanno raggiunto uno storico accordo sul programma nucleare iraniano. “Un accordo a lungo termine, che impedirà a Teheran di ottenere l’arma nucleare”, esulta il presidente Barack Obama. Un accordo “che può smantellare il muro della sfiducia, mattone per mattone”, afferma il presidente iraniano Hassan Rohani, e che “ha fatto tirare al mondo un grosso sospiro di sollievo”, dice il presidente russo Vladimir Putin. Ma che ha anche scatenato la prevista ira di Israele.

“E’ un errore storico, una resa dell’Occidente all’Asse del Male”, tuona il premier Benyamin Netanyahu. Il testo – firmato a Vienna dai ministri degli Esteri di Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania e Iran – impegna Teheran in particolare a tagliare drasticamente le sue riserve di uranio arricchito e il numero delle sue centrifughe, e a consentire in ogni momento agli ispettori internazionali l’accesso a tutti i siti che ritengano opportuno verificare, anche quelli militari.

Misure che portano ad un anno il tempo che all’Iran sarebbe necessario per produrre materiale per una bomba atomica. In cambio, Teheran ottiene la cancellazione delle sanzioni che da anni soffocano la sua economia, e ottiene anche la revoca dell’embargo sulle armi, seppur graduale, tra 5 anni. Si tratta di un accordo che “non è basato sulla fiducia, ma sulle verifiche”, ha sottolineato Obama.

“E’ una decisone che può aprire la strada a un nuovo capitolo delle relazioni internazionali, un segnale di speranza per il mondo intero”, ha commentato Federica Mogherini, che come Alto rappresentante della politica estera dell’Ue ha con tenacia facilitato l’intesa. Una visione condivisa anche dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Quest’accordo, ha affermato, “apre nuove positive opportunità per il popolo iraniano e per la regione, delineando un percorso di normalizzazione dei rapporti con la comunità internazionale”.

E si tratta di una visione che sembra trovare subito riscontro in un tweet di Rohani: ora, ha scritto il presidente iraniano, “si aprono nuovi orizzonti, con un’attenzione alle sfide comuni”. Ma il rafforzamento dell’Iran sulla scena internazionale è proprio quello che sembra preoccupare di più i critici dell’accordo.

Ora “l’Iran disporrà di centinaia di miliardi di dollari, con i quali potrà rilanciare i meccanismi del terrorismo, il suo espansionismo e la sua aggressività in Medio Oriente e in tutto il mondo”, si è rammaricato Netanyahu. Un timore condiviso anche dalle ricche monarchie petrolifere del Golfo che, con l’Arabia Saudita in prima fila, prevedono un ulteriore aumento delle mire di Teheran sulla regione, e del suo coinvolgimento nelle varie crisi regionali, in Siria, in Iraq, in Yemen o in Libano.

Contrari all’intesa anche molti negli Stati Uniti. A partire dai candidati alla nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca del 2016. Si tratta di un accordo “pericoloso, profondamente sbagliato e miope”, ha ad esempio detto Jeb Bush. In base ad una legge firmata dal presidente Obama, il Congresso degli Stati Uniti avrà ora 60 giorni per valutare l’accordo, e se non verrà ritenuto adeguato, i repubblicani lo bloccheranno, ha sottolineato lo speaker della Camera, John Boehnen, che però l’ha già criticato, affermando che si tratta di un’intesa che “innescherà una nuova corsa agli armamenti”.

Ma Obama ha già messo le mani avanti: “Questo accordo è nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei nostri alleati e pertanto – ha detto – porrò il veto ad ogni legge che ne impedisca l’applicazione”. Anche se, ha poi affermato parlando con Netanyahu, si tratta di un’intesa che “non diminuirà le preoccupazioni americane sul sostegno dell’Iran al terrorismo e alle minacce verso Israele”.

Ma almeno il capitolo nucleare sembra risolto. E il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si è detto certo che si tratta di un accordo “che porterà ad una maggiore comprensione reciproca e cooperazione sulle numerose difficili sfide alla sicurezza”.

(di Stefano de Paolis/ANSA)

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