Non permettiamo che muoia la nostra scuola italiana

Ottimo risultato, tenuto conto non delle tante distrazioni che offre la nuova tecnologia, ma della realtà che li circonda e, soprattutto, della lontananza dalla penisola. Non è lo stesso affrontare l’esame di maturità per un giovane in Italia, che si reca all’estero solo nei periodi estivi, che per uno che vive in Venezuela dove lo spagnolo, lingua che per necessità o per comodità parla e legge la maggior parte del giorno, insidia l’italiano con le sue similitudini e analogie. Somiglianze che si trasformano in pericolosi trabocchetti linguistici e infide trappole semantiche. Quindi, quello ottenuto dai giovani della nostra “Scuola Agostino Codazzi” è un risultato di cui possono sentirsi orgogliosi alunni e insegnanti.
Il giudizio del professore Sandro Corso, presidente della Commissione che ha esaminato i nostri studenti, non poteva essere più eloquente. A colloquio con la “Voce” non ha indugiato a ritenersi soddisfatto del livello di preparazione dei ragazzi e “favorevolmente colpito dai programmi della scuola” Poteva limitarsi a semplici dichiarazioni di circostanza; poteva anche eludere le risposte con diplomatici giri di parole. E invece no.
La “Scuola Agostino Codazzi” continua a essere il “fiore all’occhiello” della nostra Comunità. Un patrimonio che ci appartiene e che non possiamo permetterci di perdere. Purtroppo, in un paese in crisi, in cui i costi aumentano drammaticamente ma le quote d’iscrizione e le rette mensili sono contenute artificialmente da decreti presidenziali o ministeriali, la sopravvivenza della nostra scuola è in pericolo. D’altronde, lo abbiamo già scritto in altre occasioni, sebbene la “Scuola Agostino Codazzi” sia gestita da un’associazione civile senza fini di lucro – lontana quindi anni luce dall’ottica mercantilista del ’business redditizio’ – non è poi così diversa da una qualunque azienda: non importa il prodotto che offre, il suo bilancio alla fine dell’anno deve chiudere in equilibrio. Ma come può farlo se deve affrontare le spese che comporta il mantenimento di una struttura scolastica con le sole entrate che derivano dalle rette di un ridottissimo numero di alunni?
Non è il momento di parlare degli errori o dell’arroganza dell’attuale Giunta Direttiva né di mettere in discussione la sua capacità e il suo interesse nel portare avanti la nostra scuola. Per questo c’è sempre tempo. Ora è importante aiutarla a superare la difficile congiuntura che vive l’istituto scolastico; congiuntura particolarmente complessa e delicata alla quale non sfugge nessuna scuola privata. Non si tratta di inventare sotterfugi al limite della legalità per colmare il “gap” tra entrate e uscite; ma di studiare formule che permettano aumentare il numero degli studenti affinché, con le sole rette mensili, possa far fronte a tutte le spese ordinarie ed anche a quelle straordinarie. Ad esempio, l’ammodernamento dei laboratori.
Non c’è da inventare l’acqua calda. Il cammino è stato già tracciato da altri istituti scolastici che hanno avuto gli stessi problemi ma anche la capacità di reinventarsi; il coraggio di esplorare nuove strade. C’è solo da studiare la formula più adatta per la nostra scuola; quella che meglio soddisfi le nostre esigenze e ambizioni. E’ forse arrivato il momento di rispolverare il progetto della scuola ‘biculturale’. Lo abbiamo già scritto, crediamo che i tempi per un’integrazione equilibrata dei programmi di studio italiano e venezuelano che permetta all’alunno una perfetta conoscenza delle realtà culturali dei due paesi, nonché il dominio delle due lingue: l’italiano e lo spagnolo, siano ormai maturi. Una soluzione di questo tipo offrirebbe anche la possibilità di conseguire i due diplomi: quello di ‘bachiller’ e quello di ‘liceista’. Quindi, di proseguire i propri studi in Venezuela o, se lo si desidera, in una qualunque università d’Europa. E’ un suggerimento. Alternative ve ne sono tante. Basta guardarsi attorno. Ma bisogna fare in fretta. Si è già perso troppo tempo.
Siamo arrivati a capolinea. La nostra comunità organizzata non può più eludere le proprie responsabilità. Deve affiancare e sostenere l’attuale Giunta Direttiva della “nostra” scuola italiana. Aiutarla a salvare un patrimonio che ci appartiene. D’altronde sarebbe una beffa, uno smacco se una Collettività capace di investire nell’organizzazione di giochi sportivi, i secondi in importanza dopo i “Juegos Nacionales”; e nel “Tradicionando”, manifestazione destinata a diventare una grossa “kermesse” culturale nazionale, non fosse in grado di salvare un’istituzione che deve formare i nostri giovani e prepararli a superare gli ostacoli della vita; a guardare al di là dell’orizzonte.
Come già scrivemmo in un altro editoriale, a osservare la luna e non il dito che la segnala.