Wall Street punta su Bush, Hollywood su Hillary

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NEW YORK. – La sfida all’ultimo finanziatore è partita. Hillary Clinton e Jeb Bush, i due favoriti nella corsa alla Casa Bianca, fanno il pieno in termini di raccolta fondi. Motore dell’ex governatore della Florida è Wall Street, con Goldman Sachs in prima linea. Per l’ex segretario di stato e’ Hollywood, anche se Wall Street non le lesina il proprio appoggio. All’appello per Hillary Clinton mancano però i piccoli finanziatori, confermando le difficoltà della candidata democratica a far breccia nel cuore degli americani.

E mentre i favoriti alle presidenziali del 2016 diffondono, in un’operazione trasparenza, i numeri della loro raccolta fondi e i loro maggiori finanziatori, Donald Trump comunica alla commissione elettorale che la sua ricchezza è di 10 miliardi di dollari, confermando così di ”non avere bisogno dell’appoggio di lobby”. Una ‘fortuna’, quella di Trump, con la quale si afferma come il più ricco candidato della storia americana.

Jeb Bush, ex advisor di Lehman Brothers e Barclays, ha ricevuto in 15 giorni donazioni per 144.000 dollari da 50 manager e dipendenti di Wall Street, incluso il co-responsabile della divisione di investment banking David Salomon, e il presidente degli advisor internazionali di Goldman Sachs Robert Zoellick, l’ex presidente della Banca Mondiale. Altri 63.100 dollari sono arrivati in due settimane dalla societa’ di money manager Neuberger Berman guidata da George Walker, cugino di secondo grado di Bush. L’ex governatore della Florida ha raccolto 11,4 milioni di dollari nelle prima due settimane di campagna elettorale, mentre il super Pac che lo appoggia, Right to Rise, ha raccolto 103 milioni di dollari.

Hillary Clinton si conferma una macchina da soldi: da quando ha lanciato la campagna ha raccolto 47,5 milioni di dollari, incassando donazioni soprattutto da Hollywood. Uno dei suoi maggiori sostenitori e’ il mogul dei media Haim Saban. La cifra record raccolta mostra delle debolezze: Hillary ha ricevuto poche, secondo alcuni troppo poche, piccole donazioni, quelle della gente ordinaria, confermando la sua difficoltà a conquistare gli americani. Un dato che si oppone al successo ‘popolare’ del suo sfidante democratico, Bernie Sanders, che finora ha raccolto 15,2 milioni di dollari, di cui i due terzi con donazioni sotto i 200 dollari.

A preoccupare è anche la spesa di Hillary, una ‘voce’ che già nel 2008 le era costata molte critiche. Nei primi tre mesi di campagna elettorale Hillary ha speso 18 milioni di dollari, circa 230.000 dollari al giorno, fra l’assunzione di personale, apparecchiature tecniche e affitto di uffici. Una cifra che è quattro volte superiore a quella spesa da Clinton nel 2008: durante la precedente campagna elettorale, Clinton è stata accusata dai donatori di aver sprecato i fondi raccolti, alcune volte organizzando anche party da 100.000 dollari.

L’indicazione che arriva invece quest’anno dalla sua campagna è quello di una maggiore parsimonia e attenzione alle spese, con viaggi centellinati e pranzi al sacco. Ma le spese finora sostenute inviano un messaggio diverso.

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