Ttip (Transatlantic Trade and Investment Agreement): cos’è e come potrebbe ridisegnare il mondo

Pubblicato il 17 luglio 2015 da redazione

Trans-Atlantic Free Trade Agreement (TAFTA)

BRUXELLES. – Il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Agreement) fra l’Unione europea e gli Stati Uniti, di cui si è concluso il 10mo round negoziale a Bruxelles, è concepito per essere un ambizioso trattato di libero scambio di merci, servizi e investimenti fra i due lati dell’Atlantico. Un trattato che, se andrà in porto, creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, ammontano già oggi al oltre il 46% del Pil dell’intero pianeta.

Un trattato le cui conseguenze saranno gigantesche e incideranno radicalmente sulla vita di entrambi i continenti. E che, nelle intenzioni dei promotori, in un mondo sempre più globalizzato può dettare un modello per tutto il mondo. Gli Stati Uniti stanno trattando parallelamente il Tpp (Trans-Pacific Partnership), un trattato di libero scambio con 11 Paesi che si affacciano sul Pacifico che avrà un impatto enorme sul commercio con fortissime economie asiatiche. “O Europa e America ridisegnano i criteri degli scambi futuri oppure lo faranno altri”, è uno dei mantra che a Bruxelles e Washington viene ripetuto di continuo agli scettici.

Anche perché il commercio di beni è una parte tutto sommato modesta nel progetto Ttip: “E molto di più di un classico trattato commerciale”, è un altro mantra che riecheggia. Perché l’ambizione dalle due parti è di sistemare definitivamente ed esaustivamente i rapporti economici fra Ue e Usa. Se raggiungerà gli obiettivi che i negoziatori si sono dati (e sui quali hanno ricevuto ampio mandato politico), non saranno solo azzerate le tariffe e le barriere sui prodotti europei verso l’America e viceversa, ma le imprese europee potranno vincere appalti pubblici e commesse perfino presso il governo federale in America – che finora seguiva la regola del “Buy American” – e gli investitori saranno trattati pariteticamente sulla sponda opposta dell’Oceano.

E a chi obietta che un trattato simile favorirà solo grandi imprese e le multinazionali, i negoziatori rispondono che uno dei principali punti in discussone riguarda proprio la facilitazione per le Piccole e medie imprese di entrambe le parti, che saranno le maggiori beneficiarie (i grandi gruppi, dicono, trattano già con i governi) e per le quali sarà istituito un forum bilaterale permanente.

Le due parti stanno prendendo le rispettive misure per capire se nel nodoso e complesso negoziato ci sarà anche posto per i servizi finanziari, materie prime, energia, proprietà intellettuale. Vista la vastità del suo abbraccio, i negoziatori Ue e Usa hanno suddiviso il negoziato in tre capitoli: il primo riguarda l’accesso ai mercati reciproci, e riguarderà non solo le tariffe doganali, ma anche la vendita di servizi, praticamente tutti, e l’accesso a commesse e appalti pubblici.

Il secondo riguarda la ricerca di “regolamenti condivisi”, perché spesso le norme stringenti imposte da entrambe le parti ostacolano l’afflusso di merci e servizi, con “barriere non tariffarie”, che, secondo gli analisti, costituiscono l’80% degli attuali impedimenti nel commercio reciproco. In sostanza, si tenta di “armonizzare” i regolamenti in vigore per evitare che un prodotto venga bloccato per una norma valida solo da una parte o che debba sottostare ad un duplice controllo, prima nell’Ue e poi negli Stati Uniti, sotto regolamenti a volte uguali.

“Ma in nessun caso – il terzo mantra – si intendono abbassare gli standard collaudati e rigorosi in vigore”, semmai si tratta di contemperarli con la controparte e fare un’unica tabella di regolamenti: “Abbiamo valori e standard di qualità e di sicurezza in larga parte condivisi fra Europa e America”, ma vi sono oggi delle differenze: e così si ripete spesso l’esempio dei regolamenti sulle automobili, che ad esempio in America impongono i fanalini di coda arancioni e in Europa rossi. I regolamenti sono divisi in 10 settori: prodotti tessili, chimici, farmaceutici, cosmetici, strumenti medici, automobili, elettronica e tlc, macchinari, agroalimentare, pesticidi.

Infine, il terzo capitolo riguarda la creazione di regole più generali che dettino un po’ la “filosofia” delle future interazioni economiche: valori condivisi sul lavoro e la tutela sindacale, di sostenibilità ambientale, di tutela della salute. In gioco anche le regole sul libero commercio e la libera concorrenza, quindi anche la tutela degli investimenti che, dopo la risoluzione del Parlamento europeo che ha rigettato la controversa formula dell’arbitrato privato nelle dispute fra investitori e autorità pubbliche, dovrà trovare una formula nuova. E in questo capitolo rientrano anche le indicazioni geografiche, che in America non hanno protezione legale.

Di recente l’amministrazione Obama ha ottenuto mandato pieno a negoziare in esclusiva (fast track) dal Congresso. Alla fine del processo negoziale, i cui tempi appaiono ancora incerti – malgrado il recente impulso venuto da G7, dall’amministrazione Obama e anche dalla risoluzione dell’Europarlamento -, il Ttip dovrà essere ratificato: prima da tutti i 28 stati membri nel Consiglio europeo, poi dal voto (sì o no) del Parlamento europeo e, infine, dai 28 parlamenti nazionali per le parti non di esclusiva competenza delle Commissione europea previste dal Trattato di Lisbona. Il congresso Usa farà lo stesso, con un sì o un no.

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