Renzi, obiettivo tregua in cambio di meno tasse

Pubblicato il 21 luglio 2015 da redazione

Renzi, Israele paese nostre radici e nostro futuro

ROMA. – L’intesa con la minoranza interna sulla presidenza delle commissioni parlamentari rappresenta un tassello importante della campagna d’autunno di Matteo Renzi. La mossa era stata pianificata all’Assemblea del partito della settimana scorsa ed è, come spiega il capogruppo Ettore Rosato, un ”segno di disponibilità” per ricostruire nel gruppo democratico un clima ”di lealtà e di maggiore collaborazione”.

In sostanza la sinistra dem incassa la conferma dei suoi presidenti di commissione (Boccia, Damiano ed Epifani) in cambio della disciplina di gruppo, vale a dire del rispetto delle decisioni prese a maggioranza. Il tentativo del premier è quello di blindare innanzitutto il partito al Senato, dove i dissidenti sono decisivi per la riforma costituzionale: viste le polemiche che già impazzano sull’eventuale soccorso dei ”responsabili” di Denis Verdini, il Rottamatore sembra voler dire che questo rischio non esiste a patto, naturalmente, che il Pd resti unito. Adesso si tratta di vedere se davvero gli antirenziani coglieranno l’apertura del segretario.

A giudicare dalle critiche che piovono sulla testa del Rottamatore a proposito dell’intenzione di togliere la tassa sulla prima casa, la cosa è tutt’altro che scontata. Pierluigi Bersani, per esempio, pensa che la demagogia sia un cancro dell’Italia e che il vero obiettivo dovrebbe essere la lotta all’evasione fiscale. Una critica che è condivisa anche da Miguel Gotor secondo il quale l’abolizione della Tasi sulla prima casa in deficit non solo diminuirebbe la nostra credibilità in Europa ma sarebbe anche un ostacolo alla richiesta di maggiore flessibilità sui conti pubblici.

I bersaniani in realtà sembrano isolati nella sinistra perché la componente del ministro Martina e quella dei Giovani turchi di Orfini e Orlando sono schierati con il segretario. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi fa sapere che è ora di superare le analisi di chi le tasse non è riuscito a ridurle.

Ma per il capo del governo una tregua con la minoranza resta un obiettivo vitale. Una parte dei dissidenti, con Speranza, ha minacciato velatamente la scissione se si dovesse snaturare la filosofia del Pd con l’ingresso di ex berlusconiani: dopo gli addii di Civati e Fassina, è un pericolo che Renzi non può correre sia per motivi politici (legati alla natura inclusiva del Partito della nazione che ha in mente) che per l’incertezza dei numeri a palazzo Madama. In ballo ci sono anche i rapporti con i centristi che non gradirebbero di finire scavalcati dai verdiniani.

La partita è complessa perché al tavolo delle riforme vorrebbe sedere nuovamente anche Forza Italia: le richieste degli azzurri non sono insormontabili e puntano a sterilizzare il ruolo di Verdini e a riaprire il canale di dialogo con Alfano. Maurizio Sacconi attacca ”la vecchia ostilità ideologica” di Bersani a proprietà privata e capitalismo popolare, un modo per lasciare intendere il ruolo del Ncd nella politica della crescita che piace anche al centrodestra.

Per il premier il cammino è ancora lungo. La stabilizzazione dei gruppi passa anche per la soluzione dei casi locali ancora aperti, Crocetta e Marino. Il governatore della Sicilia, ormai sfiduciato di fatto da Renzi, ha fatto sapere di essere pronto ad andarsene dopo aver varato le riforme che ha in mente in un mese di lavoro: un messaggio implicito al primo ministro. Anche a Roma le cose si trascinano tra silenzi e tensioni.

L’impressione è che le due amministrazioni dovranno tornare al voto, forse in primavera. Tempo necessario al Pd per fronteggiare l’offensiva dei 5 stelle, i primi che potrebbero trarre vantaggio dalle lotte intestine a sinistra. I grillini lamentano di essere stati tagliati fuori del rinnovo delle presidenze e vicepresidenze delle commissioni parlamentari, ma ne fanno anche un vanto: ”siamo un’opposizione che non fa patti per le poltrone”, avverte Carla Ruocco.

Un sospetto che Sel e Fdi (che hanno ottenuto alcune vicepresidenze) rispediscono con fermezza al mittente.

(di Pierfrancesco Frerè /ANSA)

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