Minoranza Pd sugli scudi. Renzi, strada giusta

Whirlpool: firmato accordo su piano industriale gruppo

ROMA. – La battaglia vera si aprirà in Parlamento a settembre. Ma la minoranza Pd sale fin d’ora sugli scudi perché troppo alto, sostengono, si fa ogni giorno di più l’allarme per un taglio delle tasse che rischia di premiare i “paperoni”, per l’arrivo di voti verdiniani a scavalcare il dissenso interno al Pd e puntellare le riforme e, sullo sfondo, per il progetto di partito della nazione.

Tutte accuse, replicano i renziani, che servono solo a marcare il territorio, in una logica di corrente: Matteo Renzi, sottolineano, ha chiarito di voler sempre tenere aperto il dialogo e avere a cuore l’unità del Pd, mentre prosegue su una strada di riforme che i dati economici mostrano essere quella “giusta”. Ma la tensione con la sinistra del partito si fa ogni giorno più alta.

A dare voce al disagio “molto forte” della minoranza, ci pensa una riunione, che si è svolta alla Camera, di diversi parlamentari dell’area che fa capo a Roberto Speranza. Nell’incontro sono state ribadite le forti critiche e preoccupazioni sulla linea tenuta dal governo Renzi che secondo qualcuno, come D’Attorre, andrebbe sottoposta a una verifica con la base del partito. In vista dell’autunno, spiega chi era presente, proseguirà anche il lavoro per arrivare con Gianni Cuperlo all’unificazione dell’area della sinistra del partito.

La giornata del premier, intanto, è puntellata dalla firma dell’accordo per Whirlpool (“Missione compiuta”, festeggia Renzi, mentre chi gli è vicino ricorda come all’inizio sembrasse impossibile un successo), dalla sigla di un accordo da 500 milioni con Philip Morris e di accordi nel settore energetico con l’Egitto dal valore di 8,5 miliardi di euro. E’ questo, sottolineano i parlamentari a lui vicini, che serve al Paese: investimenti per la ripartenza e un intervento di riduzione fiscale, che quest’anno riguarderà la prima casa, per ridare fiducia agli italiani (come afferma anche Filippo Taddei, responsabile Economico Pd da sempre contrario alla cancellazione di quella tassa per tutti), ma anche la conferma nella legge di stabilità 2016 dell’alleggerimento delle imposte sul lavoro.

Dall’Europa il governo si attende “una mano”, che vuol dire flessibilità, ed è convinta da qui all’autunno di riuscire a vincere qualche resistenza di cui già emergono i primi segnali. “Manterremo l’impegno”, non si stanca di ripetere Renzi: la strada è tracciata, non si torna indietro. Il messaggio è diretto ovviamente anche a chi lo critica da sinistra, anche se l’indicazione ai parlamentari è non entrare per ora in polemica con chi attacca da fuori (“Il Paese si sta scavando la fossa, ridurre le tasse non basta”, dice Susanna Camusso) e da dentro il partito (“Non far pagare i Paperoni non ha niente di buonsenso”, afferma il dem Federico Fornaro).

“A qualche scemo che dice che siamo il partito delle tasse, vorrei dire che quando l’Ulivo era al governo abbiamo ridotto di un punto la pressione fiscale”, dice senza mezzi termini Massimo D’Alema. “Ma non è seguendo gli ex leader D’Alema e Bersani che la sinistra potrà uscire dalle secche”, attacca ‘da sinistra’ Enrico Rossi, che sposa la tesi renziana secondo cui chi minaccia di non votare la riforma del Senato “mette in difficoltà tutto il Pd e costringe al soccorso delle truppe verdiniane: un errore madornale”.

Ma la pattuglia dei 25 senatori dem ‘dissidenti’ sembra muoversi ancora compatta. “Renzi ci dia risposte – incalza Miguel Gotor – e anche Lotti, invece di andare a cena di nascosto con Verdini, farebbe meglio a incontrare alla luce del sole Speranza e Cuperlo”. “Abbiamo sempre votato la fiducia, perché l’assenza dei nostri voti farebbe cadere il governo. Ora non si speculi sul nostro senso di responsabilità”, avverte Federico Fornaro.

A Palazzo Madama però va avanti il percorso di nascita del gruppo verdiniano. Verdini, nell’incontro di ieri con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, avrebbe spiegato al Cavaliere che aiutare ora il governo, serve in prospettiva anche al futuro del centrodestra. Mentre cresce dentro Forza Italia il sospetto che lo stesso Berlusconi sia tentato dal riaprire a Renzi, senza ‘scongelare’ il patto del Nazareno ma dando la disponibilità a votare alcuni provvedimenti economici.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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