Le banche vedono rosa, in Italia parte la ripresa

Banche vedono rosa

ROMA.- L’Italia ha imboccato decisa la via della ripresa tanto che l’anno prossimo potrà contare su una crescita più sostenuta di quanto previsto dallo stesso governo. A vedere un quadro “a predominanti tinte rosa” sono le banche, che con il rapporto Afo 2015-17 dell’Abi portano le stime per il prossimo anno all’1,6% (lo 0,7% quest’anno). Una boccata d’ossigeno per l’economia italiana, che potrà essere utile, se effettivamente si realizzerà, anche per sostenere il maxi-taglio delle tasse annunciato da Matteo Renzi.

Un piano confermato e difeso di nuovo dal premier e che dovrebbe partire l’anno prossimo con l’eliminazione del prelievo sulla prima casa, sul quale però Bruxelles frena, perché, secondo il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, la priorità va data alla riduzione delle tasse sul lavoro, che spinge la crescita, a differenza di minori imposte sugli immobili. Senza un piano dettagliato, premette in una intervista alla Stampa, “non ci sono considerazioni dirette che possiamo trarne”.

Ma la linea della commissione è chiara ed è sempre la stessa: l’importante è che l’Italia mantenga, “senza deviazioni”, gli impegni presi con il Def in aprile, “piani da lei stessa predisposti”, e cioè un progressivo calo del rapporto deficit/Pil (all’1,8% il prossimo anno) fino ad arrivare al pareggio di bilancio nel 2018. Anche perché “non vedo ragioni”, incalza, per rivedere questo piano, senza contare che Roma già ha ottenuto maggiore flessibilità e “un aggiustamento di bilancio più lento”. E se ci sono “idee per una riduzione delle tasse, sarà cruciale” vedere le coperture.

L’Italia, dice intanto Renzi nella sua enews, è “economicamente al sicuro” ed è diventata un Paese che “mantiene gli impegni”, che “fa le riforme” e che abbatterà la pressione fiscale in primis grazie alla lotta all’evasione. Le altre condizioni per riuscirci sono il calo del debito che, assicura il premier, “comincerà a scendere dal 2016” e il rilancio degli investimenti, a partire da quei 20 miliardi di cantieri bloccati che invece farebbero volare il Pil.

I primi segnali anche in questo campo, sottolinea l’Abi, si fanno sentire, anche se, fa i conti la Cgia di Mestre, la caduta negli anni della crisi è stata di quasi il 30%, e oggi siamo tornati ai livelli del 1995. Il taglio delle tasse sulla casa, ricorda il premier, è in linea con quanto già fatto dal governo: “Nel primo anno abbiamo restituito 80 euro a 10 milioni di persone, partendo dunque dalle famiglie. Nel secondo anno abbiamo eliminato la componente lavoro dall’Irap, come ci chiedevano (giustamente) gli imprenditori”.

Interventi che sono costati 10 e 5 miliardi mentre quello sulla casa ne dovrebbe costare circa 3,5. L’abolizione della Tasi non è insomma estemporaneo ma è il terzo intervento sulle tasse, “parte di una strategia di medio periodo” come ha detto nei giorni scorsi anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)