In Venezuela l’Opposizione trova finalmente il cammino dell’Unità

Pubblicato il 28 luglio 2015 da redazione

unidad

Alla fine ha prevalso il buon senso. Ma il timore e la preoccupazione restano intatti. L’accordo firmato da Primero Justicia, Voluntad Popular, Acción Democrática, Un Nuevo Tiempo, Copei, La Causa R, Alianza Bravo Pueblo e Vente Venezuela è un importante passo avanti. Ma ancora non sufficiente. Quella raggiunta dai maggiori partiti dell’Opposizione, grazie alla paziente azione diplomatica della Mud, resta un’alleanza dai piedi d’argilla, assai precaria. I partiti che costituiscono il cosmo dell’Opposizione si sono arresi di fronte alla realtà. E, per il momento, hanno archiviato rivalità, incomprensioni e gelosie. Hanno capito quanto sia necessario rinunciare, a parte della loro autonomia, del loro potere, delegandoli alla Mud, per raggiungere un obiettivo comune immediato: il trionfo alle prossime parlamentari.

Un unico simbolo, un solo colore, un’organizzazione “super-partes”. E una struttura collegiale per definire strategie comuni, slogan, manifestazioni. Anche così, non è sufficiente. Come la moglie del Cesare, l’Opposizione non solo deve sembrare coesa, lo deve anche essere realmente. Solo così l’eterogenea alleanza potrà proporsi come un’alternativa credibile alle prossime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale.

L’Opposizione, che mai come oggi è stata così vicina al trionfo, manca di un programma politico, economico e sociale che trascenda l’ambito delle parlamentari e le permetta di proporsi fin d’oggi come alternativa di governo. Senza di esso, ogni sforzo sarà inutile e la diligente e certosina azione diplomatica della Mud, che ha saputo ricucire strappi, limare asprezze e superare ostacoli sarà sterile.

Superata la “planchitis”, abbattuti i muri dell’incomprensione, trovata la forza dell’unità, l’Opposizione ora deve dare contenuto politico al “movimento unitario” e visibilità alle varie anime che la compongono. In altre parole, soddisfare le pretese delle organizzazioni di destra ma anche le esigenze di quella sinistra che oggi non si riconosce nel populismo e nella demagogia di chi governa. Non sarà facile trovare l’equilibrio per un “patto” in cui pubblico e privato possano convivere, le regole del gioco siano chiare e uguali per tutti e il Welfare sia collocato nel posto che merita, in un paese in cui gran parte della popolazione vive ancora in povertà estrema, nonostante le ingenti somme di denaro ricevute dal Paese negli ultimi quindici anni.

Irruenta, appassionata. Senza esclusione di colpi. Ecco, così si presenta la prossima campagna elettorale, che è appena alle prime battute. I venezuelani, nei prossimi mesi, assisteranno a dibattiti accesi, polemiche infuocate e controversie roventi. Una campagna elettorale fatta di tante promesse e non meno colpi di scena.

L’Opposizione si farà forte dell’unità finalmente incontrata e della crisi economica che morde. Dal canto suo, il Governo, ne ha fornito già prova, impiegherà tutto l’apparato dello Stato – leggasi, le istituzioni – per neutralizzare l’Opposizione e mantenersi ben saldo al potere. Un Parlamento in mano all’Opposizione, specialmente in un Paese presidenzialista come il nostro, limiterebbe grandemente i margini di manovra del presidente Maduro. Insomma, il suo sarebbe un Governo zoppo, assai limitato nelle azioni, proprio come quello del presidente Obama negli Stati uniti. E’ questa, in sostanza, la ragione per la quale il capo dello Stato ha più volte considerato il trionfo dell’Opposizione come una disgrazia per il progresso del Paese. E assicurato che non permetterà un pericoloso ritorno al passato.

L’interdizione dai pubblici uffici di Daniel Ceballos, Maria Corina Machado, Pablo Pèrez e del connazionale Enzo Scarano, stando a quanto si afferma in ambienti dell’Opposizione, è appena l’antipasto. E, infatti, si mormora sempre con maggiore insistenza che a essi farà seguito l’interdizione dai pubblici uffici di Ismael García, Julio Montoya, Carlos Vecchio, Morel Rodríguez, Adriana D’Elia, Emilio Grateról, Julio Borges, Henry Falcón e Antonio Ledezma. Insomma, tutti leader capaci di muovere le masse. Stando agli esperti in materia, l’obiettivo del Governo è innanzitutto quello di creare un clima di scoramento, di sconforto e di corale demoralizzazione; un clima capace di allontanare l’elettorato dell’Opposizione dalle urne. Il presidente Maduro, pur temendo l’apparente diserzione dell’elettorato “chavista” e la disaffezione al modello di sviluppo, è sicuro di poter contare sull’organizzazione e la disciplina dei “pesuvistas”.

Il capo dello Stato, la scorsa settimana, ha assicurato che chiederà all’Assemblea Nazionale “poteri speciali” per applicare un “pacchetto” di provvedimenti d’emergenza orientato a combattere la delinquenza dilagante. L’annuncio ha colto di sorpresa simpatizzanti e avversari. Da anni, Ong, istituzioni private, partiti politici, università hanno chiesto all’estinto presidente Chàvez, prima, e al presidente Maduro, poi, un’azione coerente e severa per contrarrestare la criminalità organizzata; un’azione drastica di tolleranza “0” che, tuttavia, riesca a conciliare la necessità dell’azione repressiva con il rispetto dei Diritti Umani che ogni società civile deve esigere.

Si teme, però, che la lotta alla criminalità non solo possa tradursi in eccessi delle Forze dell’Ordine nei quartieri più umili delle metropoli, ma sia solo un’offerta elettorale, destinata a essere dimenticata il giorno dopo le parlamentari. Eppure oggi nessuno nutre dubbi sulla necessità di provvedimenti destinati ad arginare il dilagare della criminalità; una criminalità che non fa differenze tra ricchi e poveri, tra “filo-chavistas” e opposizione, tra bambini e anziani.

Caracas è considerata, dopo la città di San Pedro Sula in Honduras, la metropoli più violenta del nostro emisfero. Stando all’Ong messicana, “Consejo Ciudadano para la Seguridad Pùblica y Justicia Penas”, a Caracas il tasso di morte violenta è di 115,9 vittime ogni 100 mila abitanti. Nella peculiare classifica stilata dalla Ong messicana, Valencia occupa il settimo posto, Guayana il dodicesimo e Barquisimeto il ventunesimo. Un primato del quale “caraqueños”, “barquesimetanos”, “guayaneses”, “valencianos” e, in generale, tutti i venezuelani farebbero volentieri a meno.

(Mauro Bafile/Voce)

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