Pd si spacca su Azzollini, Renzi si tiene fuori

++ Azzollini, Aula Senato dice no ad arresto ++

ROMA. – Si spacca il Pd, sulla richiesta di arresto di Antonio Azzollini. E per la prima volta anche il vertice del partito si ritrova diviso. Da un lato Debora Serracchiani definisce “un’occasione persa” la decisione di non prendere una posizione chiara a favore dell’arresto. Dall’altro Lorenzo Guerini difende chi ha deciso di votare ‘no’ all’arresto dopo aver letto le carte. In mezzo diversi esponenti della minoranza, da Gianni Cuperlo a Sandra Zampa, che invocano un chiarimento nel partito ed evocano la “questione morale”.

Matteo Renzi, dice chi gli è vicino, si è tenuto fuori dalla vicenda, lasciando ogni valutazione ai parlamentari. Non c’è una posizione ‘del partito’, assicurano i renziani, come dimostra – sottolineano – proprio la spaccatura tra i due vicesegretari. In passato su un caso come quello di Francantonio Genovese il Pd aveva dato indicazione di votare a favore dell’arresto perché si trattava della decisione su un suo deputato e reputava giusto prendere una posizione. Questa volta, osservano le stesse fonti, il capogruppo Luigi Zanda ha valutato di lasciare libertà di coscienza anche dopo aver ascoltato diversi senatori che sollevavano perplessità alla luce della lettura delle carte.

Quel che gli uomini vicini a Renzi respingono con convinzione è piuttosto il sospetto sollevato dall’opposizione ma anche da alcuni esponenti della minoranza Pd, che sia stata data indicazione di ‘salvare’ Azzollini per compattare la maggioranza al Senato, dove i numeri sono risicati. Un’accusa infondata, affermano i renziani, tanto più se si considera che il voto sulla libertà delle persone è difficilmente ‘controllabile’ dai partiti, tanto più quando è segreto: il 20 luglio 2011 il senatore Pd Alberto Tedesco fu salvato al Senato, nonostante il partito avesse dato indicazione di votare a favore.

Zanda difende la linea di condotta del gruppo: “I senatori del Pd hanno espresso il loro voto dopo aver valutato con giudizio di merito e senza alcun pregiudizio politico. Non mi stupisce che in un voto cosi’ delicato e complesso ci siano state opinioni diverse. Purtroppo – aggiunge il capogruppo Pd – il voto segreto è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente”. Ed è questa il sospetto che i renziani sollevano: che nel segreto dell’urna i 5 Stelle abbiano votato contro l’arresto, per poi partire all’attacco del Pd.

“Il voto segreto, che noi non abbiamo richiesto, ha dato il risultato che conosciamo con una certa trasversalità – osserva Guerini – Trattandosi di scelte che riguardano le persone vanno soprattutto analizzate le carte”. Ma Serracchiani non nasconde il suo disappunto: “Avrei votato secondo le indicazioni della Giunta per Immunità, senza impedire l’arresto di Azzollini”, dichiara. “Temo che si sia persa un’occasione per dare un buon segnale di cambiamento”.

Ben più pesanti le critiche della minoranza Pd, esacerbate anche dal disappunto per la nascita del nuovo gruppo di Verdini al Senato. “Sul caso Azzolini oggi ci siamo fatti del male – dice Gianni Cuperlo – Così si lascia intendere che hanno pesato valutazioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito. Adesso serve un chiarimento nel gruppo Pd al Senato e nel gruppo dirigente del partito”.

Dieci parlamentari di ReteDem, da Sergio Lo Giudice a Sandra Zampa, chiedono di convocare la direzione del partito per “tornare ad affrontare con rigore la questione morale” e invocano anche “una riflessione seria sulla posizione del capogruppo Zanda”. “Verdini e Azzollini danno un un doppio colpo micidiale per la credibilità del Pd”, dice Alfredo D’Attorre: c’è la necessità urgente di “un confronto democratico”.

(di Serenella Mattera/ANSA)