Sud Italia peggio della Grecia, uno su tre a rischio povertà

Pubblicato il 30 luglio 2015 da redazione

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ROMA. – Non è certo una novità che la situazione del Sud Italia sia drammatica ma l’aggiornamento 2015 dello Svimez la restituisce a tinte ancora più fosche: dal 2000 è cresciuto del 13% la metà della Grecia, che con il suo 24% fa meglio anche dell’intero Paese fermo a +20,6%, il Pil è in calo per il settimo anno consecutivo, una persona su tre è a rischio povertà contro il 18% di media nazionale, il divario del Pil pro capite con il Centro-Nord è al massimo dal 2000 con il 53,7% e il numero di occupati è sceso a 5,8 milioni, il più basso dal 1977 ma solo perché questo è l’inizio delle serie storiche.

Sembra quasi di leggere un bollettino di guerra che può trasformare la crisi ciclica “in un sottosviluppo permanente con rischio di desertificazione industriale”. A questo si aggiunge anche la mancanza di prospettive: il numero di nati è il più basso nella storia dell’Italia unita e, complici le migrazioni interne, è in arrivo uno “tsunami demografico” che porterà la popolazione a calare di 4,2 milioni nei prossimi 50 anni se non ci sarà un’inversione di tendenza. Non è certo con parole azzardate quindi che lo Svimez descrive di un paese “diviso e diseguale” con un Sud “alla deriva”.

Altri numeri di una crisi sotto gli occhi di tutti ma per cui non si trovano soluzioni sono quelli di una giovane donna ogni cinque con un lavoro o il 62% dei meridionali che guadagna meno di 12 mila euro l’anno ma anche un settore industriale che dal 2008 ha perso il 35% e i consumi delle famiglie calati del 13%. Per quello che riguarda i giovani addirittura si parla di “una frattura senza paragoni in Europa” con gli under 34 al lavoro calati di oltre il 30% dal 2008. Situazione che convince che studiare non paga più o a emigrare.

A provare a dare una risposta a questi dati allarmanti è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che accomuna due temi delicati: “Non possiamo abbandonare un’intera generazione di giovani, non possiamo abbandonare il Meridione”. Dopo le parole del presidente non si fa attendere la reazione della politica, la più forte arriva dalla minoranza Pd dove Roberto Speranza e Gianni Cuperlo firmano un’interpellanza dove parlano di “promesse del governo ancora disattese” e attenzione “marginale”.

Critiche anche da un’altra parte della maggioranza con Nunzia De Girolamo di Ap secondo cui “una delle maggiori responsabilità di questo governo non è solo quella di non aver fatto nulla per il Mezzogiorno, ma di averne rimosso proprio la questione”.

Parole simili anche dai sindacati. La Cgil parla di “governo inerte” e annuncia da settembre “Laboratorio Sud, una vertenza nazionale” per il rilancio. Iniziativa simile anche dalla Uil che, sempre a settembre, organizzerà un’assemblea nazionale per chiedere che il Sud torni al centro del dibattito perché, secondo il segretario Carmelo Barbagallo, “manca la volontà politica di risolvere i problemi, il Sud era la Magna Grecia e ora è metà della Grecia”. Dalla Cisl Annamaria Furlan invoca invece “un grande patto sociale” per “ricostruire il Meridione dalle fondamenta”.

(di Simone Lupo Bagnacani/ANSA)

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