Olimpiadi: Pechino bis, nel 2022 i Giochi tornano in Cina

Pubblicato il 31 luglio 2015 da redazione

pechino

KUALA LUMPUR.- A prescindere dalla neve, dalle enormi distanze chilometriche degli impianti, nel pieno rispetto del pronostico, Pechino si prende anche le Olimpiadi invernali, che si disputeranno 14 anni dopo quelle estive. La megalopoli cinese diventa così la prima sede di entrambe le rassegne a cinque cerchi: dopo il 2008, ecco l’edizione invernale 2022. Un exploit in piena regola, che rimarca la sensazione del boom cinese. A Kuala Lumpur i lavori del Cio sono partiti a rilento, complice un temporale che ha verosimilmente fatto saltare il sistema informatico dei voti.

I membri Cio, che erano chiamati a scegliere fra Pechino e la kazaka Almaty, hanno dovuto procedere con il voto su carta, come ai vecchi tempi. La sostanza, però, non è cambiata. Pechino ha battuto la rivale, ma per un pugno di voti. Di 44 a 40 il punteggio, con un astenuto e una miriade di dubbi, perplessità. E’ perfino ipotizzabile che, nella sessione con il minor numero di votanti (i membri Cio sono 115, ma a Kuala Lumpur ne sono presenti 100, dei quali solo 81 hanno espresso una preferenza), il peso dei voti dei tre membri italiani, Carraro, Pescante e Cinquanta, sia risultato determinante per la scelta della delegazione cinese, che ha intascato e potrebbe lautamente ricompensare a tempo debito. Cioè, il 17 settembre 2017 (la data è ufficiosa, ma assai probabile), giorno in cui a Lima verranno assegnate le Olimpiadi estive 2024, che vedono in lizza pure Roma.

La Cina, intanto, colleziona un altro record, Pechino diventa la città più completa nel segno di Olimpia: il tutto fra l’estate 2008 e l’inverno 2022. Nel forno di Kuala Lumpur si è parlato paradossalmente di neve, ma anche di una città non proprio paragonabile a una località sciistica, tuttavia i cinesi garantiscono che a gennaio le temperature scendono fino ai -7 e che per le gare sono state individuati due siti oltre la Grande muraglia, Yanquing e Zhangijakou, da raggiungere in un’ora e tre quarti grazie a treni superveloci. Inoltre, dicono sempre i cinesi, sarebbero pronti due miliardi per essere investiti da aziende private negli sport invernali.

Servivano 44 voti a Pechino. Detto, fatto. Per la neve poi si vedrà. E comunque ultime edizioni delle rassegne invernali sono state ospitate da città non innevate (vedi Vancouver e anche la stessa Sochi). Ad Almaty le Olimpiadi potevano fungere da trampolino di lancio per accelerare alcuni processi di crescita. Il Kazakhstan, infatti, punta a diventare in pochi decenni una delle potenze mondiali. “Almaty, con una presentazione che è piaciuta molto, si è resa protagonista di un recupero importante in termini di voti, ma non è riuscita a sovvertire il verdetto finale. In una lotta a due uno c’è sempre uno che vince e l’altro che perde”, è stato il commento del presidente del Coni, Giovanni Malagò, che guida la delegazione di Roma ’24 alla 128/a sessione del Cio.

Il numero uno dello sport italiano non si è fermato un attimo, da quando ha messo piede in territorio malese: lavora per tessere la tela dei voti che serviranno nel 2017 per riportare i Giochi nella città eterna. L’impresa è ardua, “ma è stato comunque molto interessante vedere tutte le dinamiche delle squadre in campo in questa votazione”, ha fatto notare Malagò. Nell’altra votazione, Losanna l’ha spuntata su Brasov, aggiudicandosi nettamente (71 voti a 10) i Giochi invernali giovanili 2020.
La neve in Svizzera non si discute.

(di Adolfo Fantaccini/ANSA)

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