Dal Giappone Renzi frena le proteste della minoranza Pd

Italian Prime Minister Matteo Renzi (L) raises his glass for a toast with Japan's Prime Minister Shinzo Abe (R) during a welcome dinner hosted by Abe at his official residence in Tokyo, Japan, 03 August 2015. ANSA/FRANCK ROBICHON/POOL
Italian Prime Minister Matteo Renzi (L) raises his glass for a toast with Japan's Prime Minister Shinzo Abe (R) during a welcome dinner hosted by Abe at his official residence in Tokyo, Japan, 03 August 2015.  ANSA/FRANCK ROBICHON/POOL
Italian Prime Minister Matteo Renzi (L) raises his glass for a toast with Japan’s Prime Minister Shinzo Abe (R) during a welcome dinner hosted by Abe at his official residence in Tokyo, Japan, 03 August 2015.
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KYOTO. – Il premier giapponese Shinzo Abe ha già passato 330 ore a discutere in Parlamento per archiviare lo storico pacifismo nipponico in Costituzione. Matteo Renzi racconta lo sfogo del collega ma non fa previsioni su quanto tempo impiegherà lui per piegare le resistenze della minoranza dem. Quello di cui appare sicuro è che “le polemiche quotidiane di una minoranza, che è una parte della minoranza di un anno fa”, non hanno fermato le riforme finora, “i risultati ci sono e il Parlamento non ha mai lavorato così tanto dal ’48”.

Il premier chiude la missione in Giappone con un viaggio da Tokyo a Kyoto sul mitico Shinkansen, il treno super veloce che l’anno scorso ha accumulato in totale solo due minuti di ritardo. Troppo facile per Renzi la contrapposizione tra il tranquillo ordine nipponico e un’Italia “divisa in due, tra chi ci prova e chi si lamenta”, non vedendo, anche al sud, “le tante cose che funzionano accanto ai problemi”.
Lui comunque non ha alcuna intenzione di rallentare: “Mi pagano per cambiare l’Italia e lo chiede la gente del Pd”, dice ai giornalisti in un’improvvisata conferenza stampa sul treno dove elenca le riforme, dal jobs act al “nuovo tassello” della P.A, arrivata finalmente in porto, mai realizzate “con tanta intensità”. In questo percorso riformista Renzi inserisce “la scommessa di grande respiro” della riforma della Rai. Per la quale, “essendo un’azienda da 3 miliardi”, non c’era alternativa al rinnovo ancora in base alla legge Gasparri. “Mi stupiscono le polemiche anche della minoranza e le accuse di aver forzato per il rinnovo, la forzatura sarebbe stata se non si cambiavano i vertici scaduti”.

Oggi il governo indicherà i nomi “di professionisti di livello, competenza e indipendenza” che gli spettano. E sul nome del direttore generale della tv pubblica il premier si sbilancia, mostrando pochi dubbi sulla scelta: “Campo Dall’Orto è tra i più interessanti innovatori della tv pubblica, un nome di altissimo valore che ha i criteri di autorevolezza e capacità”. C’è un altro parametro, l’autonomia dall’appartenenza politica, che il premier rivendica come “novità unica” nella scelta di tutti i manager pubblici nominati finora. “Non so mica come votano Starace o De Scalzi”, chiarisce rigettando però soprattutto l’accusa che le nomine avvengano sempre tra i fedelissimi. “Parlano di giglio magico – dice chiarendo che ‘non è uno sfogo ma un richiamo alla realtà’ – di nomine nel cerchio stretto dei soliti noti ma non si può dire che De Scalzi, Marcegaglia, Grieco, Starace, Todini, Caio, Moretti e da ultimo Costamagna e Gallia appartengano al club dei renziani inventati tra Scandicci e Pontassieve”.

Per il premier più che il team dei fedelissimi intorno a lui ci sono “i migliori, dirigenti di grandissimo valore come si vede dai risultati che stanno raggiungendo e che sono sotto gli occhi di tutti”. Così come sono “sotto gli occhi di tutti”, secondo Renzi, i passi avanti dell’Italia nell’ultimo anno e mezzo. “Basta pensare che l’economia era in continua discesa mentre ora non siamo più un problema in Europa”, dice sottolineando come dal caos greco “non c’è stato alcun contagio per l’Italia”.

Certo, ammette, riforme come il jobs act sono costate scioperi, polemiche continue e anche “i dati del consenso non sono più alti come l’anno scorso”. Ma la minoranza, avverte il premier prima di ripartire per l’Italia, si rassegni e deponga “l’effervescenza dialettica”: “I loro numeri non ci hanno fermati, la conclusione è che le riforme si fanno e con gli occhiali giusti vedrete dove saremo tra un anno”.

(Cristina Ferrulli/Ansa)

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