Obama: se il Congresso boccia l’accordo con l’Iran, c’è la guerra

US President Barack Obama delivers a speech on the nuclear deal with Iran
US President Barack Obama delivers a speech on the nuclear deal with Iran
US President Barack Obama delivers a speech on the nuclear deal with Iran

NEW YORK. – Per sostenere l’accordo sul nucleare iraniano Barack Obama parla di pace, ma non esita ad evocare la guerra: “Cerchiamo di non usare mezzi termini, la scelta è tra la diplomazia o qualche forma di guerra”. E ancora: “Molti di coloro che parlavano a favore della guerra in Iraq ora spingono contro l’accordo sul nucleare con l’Iran”. E quindi la bordata: un “rifiuto del Congresso dell’accordo lascia una opzione: un’altra guerra in Medio Oriente. Forse non domani, forse non tra tre mesi, ma presto”.

Parole forti, usate per ammonire il Congresso. E per farlo Obama sceglie anche una platea altamente simbolica, l’American Universtiy, la stessa dove nel 1963, appena pochi mesi dopo la drammatica crisi dei missili a Cuba, il presidente John Fitzgerald Kennedy pronunciò uno storico discorso per proporre un accodo all’Unione Sovietica sul controllo delle armi. Proprio citando quel discorso, Obama ha sostanzialmente dato l’avvio ad un’offensiva politica per convincere i repubblicani, ma anche diversi democratici, a non silurare il lavoro fatto in due anni che, ha sottolineato, raggiunge “il nostro più critico obiettivo di sicurezza”.

“Qualsiasi guadagno l’Iran può ottenere dall’allentamento delle sanzioni – ha detto – impallidisce in confronto al pericolo che potrebbe rappresentare se avesse l’arma atomica”. Certo, ha concesso, l’accordo non risolve tutti i problemi con Teheran e “nessuno può biasimare Israele per essere profondamente scettico su qualsiasi accordo con un governo come quello dell’Iran”, quindi è naturale che il premier israeliano Netanyahu sia fortemente contrario.

“Ma io credo che si sbagli”, ha aggiunto, e “un Iran dotato di arma nucleare è di gran lunga più pericoloso per gli Usa e per Israele di un Iran che infine beneficia di un alleggerimento delle sanzioni”. E comunque, ha sottolineato, “continueremo ad applicare sanzioni a Teheran per il suo sostegno al terrorismo e per le violazioni dei diritti umani”. L’accordo, ha ribadito, “contiene il regime di ispezioni e verifiche più ampio mai negoziato per monitorare un programma nucleare” e “taglia tutte le strade all’Iran per ottenere la bomba”, mentre “il divieto all’Iran di avere armi nucleari è permanente”.

Ma intanto il premier israeliano Benyamin Netanyahu continua la sua battaglia a tutto campo contro l’accordo. In un collegamento video organizzato dalle Federazioni ebraiche del Nord America, ha tuonato che con questo accordo “ci sarà più terrorismo, ci saranno più attacchi e più gente morirà”. “Non mi oppongo perché voglio la guerra – ha detto – Mi oppongo perché voglio prevenire una guerra, e questo accordo porterà ad una guerra”.

In una contromossa Obama a sua volta ha avuto un incontro privato alla Casa Bianca con diversi leader della comunità ebraica, ai quali ha fatto peraltro notare che l’Aipac, la più potente lobby ebraica Usa, ha avviato una campagna da 20 milioni di dollari, con numerosi spot tv, per influenzare l’opinione pubblica contro l’accordo. Alcuni dei gruppi che hanno partecipato all’incontro sono favorevoli all’accordo, altri contrari.

E mentre la battaglia politica va avanti su vari campi, i leader repubblicani hanno già detto che voteranno contro l’accordo. E se il presidente porrà il veto, come ha minacciato, cercheranno una maggioranza qualificata per superarlo. Non è detto che ce la facciano, ma hanno tempo per manovrare. Secondo le previsioni, il voto in Congresso avverrà verso la fine di settembre, e secondo la Casa Bianca sarà il più importante da quando è stata decisa la guerra in Iraq.

(di Stefano de Paolis/ANSA)