Dopo i veleni sulla Rai, nel Pd si accende lo scontro sulle riforme

Intervento della direttrice di Rai News 24 Monica Maggioni eletta alla presidenza della Rai
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ROMA. – Uno scontro “politico”, esacerbato dai veleni emersi sulle nomine del Cda Rai e da quella parola, ‘Vietnam’, ormai entrata nel vocabolario comune dei corridoi parlamentari. Sono fragili le basi sulle quali il Pd si avvia a chiudere l’ultima settimana di lavori prima della pausa estiva con un venerdì che si preannuncia infuocato: nello stesso giorno, infatti, scade il termine per gli emendamenti al ddl riforme ed è prevista la direzione del partito che, pur vertendo sul Sud, difficilmente non potrà registrare l’allargamento della frattura tra maggioranza e minoranza Pd.

Una frattura che proprio sulle riforme ha il suo campo di battaglia ma che, si sottolinea nella sinistra del partito, è politica e riguarda le scelte di Matteo Renzi e del suo governo, che Miguel Gotor, evocando l’idea di un mini-rimpasto, giudica in alcune sue figure chiave “troppo debole” rispetto al premier.

Intanto, lo scontro ha fatto tappa di nuovo al Senato, in commissione Affari Costituzionali dove la presidente Anna Finocchiaro e il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi hanno illustrato le loro repliche dopo le audizioni dei costituzionalisti di questi giorni. E le parti nel Pd si sono ritrovate più distanti. “Ci sono alcuni punti che potranno essere oggetto di confronto politico” ma “non ci sono modifiche necessarie da un punto di vista giuridico costituzionale, sarà una valutazione politica”, ha spiegato Boschi alle cui parole hanno fatto seguito quelle di Finocchiaro: con il Senato elettivo la riforma riparte da zero. Immediata è giunta la replica dei bersaniani.

“Oggi mi sembra più difficile il percorso unitario nel gruppo Pd”, ha sottolineato Doris Lo Moro (che è anche capogruppo in commissione) mentre il suo collega Vannino Chiti ha osservato come da “34 giorni”, ovvero da quando i senatori bersaniani presentarono il loro documento, “siamo in attesa non di ordini ma di un confronto vero”. Venerdì, con la presentazione degli emendamenti – la Lega con Roberto Calderoli ha già lanciato la sua “bomba atomica” fatta di 510mila proposte – si avrà un primo riscontro, nero su bianco, delle posizioni in campo.

E sono diversi, per la maggioranza, gli elementi di preoccupazione, sia dal punto di vista numerico (in commissione i 3 esponenti bersaniani rischiano di essere decisivi), sia da quello contenutistico, in particolare per un emendamento, che dovrebbe presentare la minoranza, nel quale si prevede l’elezione diretta, in due liste diverse e nell’ambito delle Regionali, dei membri del futuro Senato.

Decisivo, a settembre, sarà inoltre il giudizio sull’ammissibilità degli emendamenti all’art. 2 prima della Finocchiaro e poi, per quanto riguarda l’Aula, del presidente Pietro Grasso che, non a caso, nel corso della cerimonia del Ventaglio auspicava “un accordo politico” che eviti una battaglia a colpi di precedenti e regolamenti. Le prossime settimane saranno occasione, per la maggioranza Pd, per aprire un tavolo di dialogo con FI e minoranza dem. Un dialogo che, sottolineano fonti parlamentari, non potrà tuttavia andare oltre modifiche puntuali al testo.

Ma che lo scontro nel Partito democratico vada oltre le riforme lo si intuisce dall’intervista al Corsera di Pier Luigi Bersani, che alla parola Vietnam ne aggiunge un’altra, “napalm”. E dalla minoranza, oggi si osservava come gli elettori di sinistra, alla fine, tra i vietcong e il napalm scelgano il primo.

(di Michele Esposito/ ANSA)

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