L’Italia fa breccia in Iran, arriva luce verde per l’Eni

Pubblicato il 05 agosto 2015 da redazione

 A handout picture made available by the Iranian President's official website on 05 August 2015 shows Iranian president Hassan Rowhani (R) greeting Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni (L) at the presidential office in Tehran, Iran, 04 August 2015. Gentiloni arrived 04 August to Tehran for a two-day official visits.  EPA/PRESIDENTIAL OFFICIAL WEBSITE

A handout picture made available by the Iranian President’s official website on 05 August 2015 shows Iranian president Hassan Rowhani (R) greeting Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni (L) at the presidential office in Tehran, Iran, 04 August 2015. Gentiloni arrived 04 August to Tehran for a two-day official visits. EPA/PRESIDENTIAL OFFICIAL WEBSITE

TEHERAN. – Forte di un passato di rapporti strettissimi, l’Italia fa breccia in Iran e incassa non solo la “luce verde” alle proprie imprese, ma soprattutto un bel colpo sulla scena diplomatica internazionale e cioè la visita del presidente Hassan Rohani a Roma, in quella che potrebbe essere la prima missione all’estero del numero uno iraniano dopo l’accordo di Vienna. Sul piano economico, poi, si sbloccano le vicende che riguardano l’Eni, sia dal punto di vista dei crediti commerciali che dei nuovi modelli contrattuali.

La missione del governo italiano con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, quello dello Sviluppo economico Federica Guidi e una nutrita pattuglia di capi azienda, organizzata in fretta e furia proprio per approfittare in anteprima del nuovo corso offerto dall’accordo di Vienna sul nucleare, ha portato i suoi frutti. “Ho consegnato al presidente Rohani la lettera di invito del presidente del Consiglio Matteo Renzi a venire a Roma nelle prossime settimane o appena sarà possibile: è un invito che Rohani ha accolto volentieri, ci faranno sapere al più presto la data”, ha annunciato con soddisfazione Gentiloni dopo l’incontro di primo mattino, chiuso alla stampa, al palazzo presidenziale.

La riunione con il presidente ha offerto ai ministri italiani la possibilità di capire con ancora maggiore chiarezza quali possono essere i settori, a parte ovviamente l’energia, nei quali le imprese italiane possono avere un ruolo importante: si tratta in particolare, ha riferito Gentiloni, di autostrade, alta velocità e sanità. E’ chiaro a tutti, comunque, che il tema centrale resta quello del petrolio. Tanto è vero che a questo aspetto è stato dedicato uno specifico incontro con il ministro competente Bijan Zenganeh, al quale ha partecipato anche l’a.d dell’Eni, Claudio Descalzi.

E’ da qui che sono uscite le opportunità, almeno per il momento, più concrete: Zanganeh ha parlato di “luce verde” per le aziende italiane, assicurando che i vecchi modelli contrattuali con la formula buyback, che hanno allontanato tutte le major petrolifere dal Paese che custodisce riserve pari all’11% del totale mondiale per il petrolio e del 18% per il gas, verranno superati prestissimo da nuovi schemi “molto più attraenti”, la cui illustrazione è in programma a dicembre a Londra.

La promessa del ministro non può che far piacere all’Eni, unico colosso occidentale rimasto in Iran durante le sanzioni e che quindi non teme la concorrenza vantando una posizione invidiabile, ma Descalzi ha puntualizzato che i nuovi contratti dovranno essere figli di un compromesso “che sia win-win, che non faccia perdere nessuno e faccia guadagnare entrambi”. L’Eni, insomma, prima di annunciare un possibile ritorno agli investimenti, vuole vederci chiaro su quali saranno le reali condizioni.

Di sicuro, intanto, c’è che sul tema dei crediti commerciali incagliati (una somma che in totale si aggira sugli 800 milioni), è stato trovato un accordo per il giacimento di Darquain. La missione italiana, insomma, è stata positiva. A conclusione di tutti gli incontri lo ha sottolineato la Guidi, che si è detta “molto soddisfatta. E’ come se fosse stato tolto un tappo da una pentola che bolliva da molti anni”. Adesso si tratta di lavorare per tornare all’interscambio di 7 miliardi raggiunto prima delle sanzioni, un traguardo che per la Guidi potrebbe addirittura essere superato.

(dell’inviata Francesca Paggio/ANSA)

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