Renzi lancia il patto antiterrorismo, uniti contro le minacce

Pubblicato il 06 agosto 2015 da redazione

Italian Prime Minister, Matteo Renzi, gestures during his press conference at the end of the meeting of the Council of Ministers at the Chigi Palace in Rome, Italy, 06 August 2015.     ANSA/ETTORE FERRARI

Italian Prime Minister, Matteo Renzi, gestures during his press conference at the end of the meeting of the Council of Ministers at the Chigi Palace in Rome, Italy, 06 August 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Matteo Renzi mantiene alta l’allerta contro la minaccia terroristica e vara un Patto nazionale di coesione contro il terrorismo. L’occasione è la convocazione straordinaria a Palazzo Chigi dei capigruppo di maggioranza e opposizione di Camera e al Senato per il primo tavolo per realizzare “una sempre maggiore condivisione tra tutte le forze politiche ed istituzionali”. La riunione, presieduta dal premier e dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha avuto come obiettivo, “nel rispetto delle diverse prerogative e responsabilità”, la messa a punto di un comune impegno contro il terrorismo internazionale.

Nel corso dell’incontro non si è discusso di particolari minacce nei confronti dell’Italia né di azioni specifiche da intraprendere per il futuro ma si sarebbe già fissato un nuovo incontro per il prossimo 16 settembre. Nessun accenno, quindi, al pericolo imminente di attentati o di iniziative unilaterali in merito alla crisi della Libia. La decisione del premier ha sorpreso i capigruppo che avevano ricevuto l’invito. E così hanno preso parte alla riunione presso la sede del governo.

L’ipotesi di un “tavolo anti-terrorismo” – che sarà ogni due mesi – è stata avanzata dallo stesso Renzi nel corso dell’assemblea nazionale del Pd a Milano lo scorso 18 luglio: “Convocherò un tavolo di lavoro congiunto sulle questioni del terrorismo internazionale – aveva detto – affinché si possa avere condivisione anziché usare le questioni della sicurezza nazionale per scopi interni”. Un appello in tal senso è arrivato negli scorsi mesi anche da parte di Fi.

“Con questo incontro – rivendica il capogruppo Renato Brunetta – il presidente del Consiglio ha voluto dare attuazione alla nostra risoluzione dello scorso 22 aprile votata a larga maggioranza e con l’assenso dell’esecutivo”. Soddisfatto il ministro Alfano che giudica la convocazione del Tavolo “un buon risultato” nella convinzione che “si continuerà a lavorare su questa strada”. Giudizi positivi da tutti i partiti. “Il terrorismo è una delle grandi emergenze del nostro tempo. Maggioranza e opposizione possono dividersi e anche litigare su tutto ma debbono saper ritrovare l’unità quando bisogna difendere l’Italia”, sottolineano i capigruppo Pd di Senato e Camera Luigi Zanda ed Ettore Rosato. “Un segnale importante”, è il giudizio di Lorenzo Dellai che fa riferimento allo spirito di coesione nazionale “negli anni ’70 a fronte del terrorismo interno”. Per Arturo Scotto, capogruppo di Sel, “l’istituzione del tavolo di coesione nazionale è utile per affrontare un tema di interesse nazionale, seppur nella distinzione massima tra maggioranza e opposizione”. “Sia ben chiaro – spiega – che non si tratta di una “Union sacrée” ma della opportunità di uno scambio di valutazione costante”.

Positivo il giudizio di SC, M5S e Fi. Gli azzurri, però, “denunciano la grave anomalia nella quale si trova il Copasir, nel quale i gruppi di Fi non sono in alcun modo rappresentanti”. Anche FdI-An annuncia che “non farà mancare il proprio apporto a difesa della sicurezza nazionale” ma – sottolinea Fabio Rampelli – “chiederemo conto di come premier, ministri di Interni e Esteri, servizi segreti stiano combattendo trafficanti di uomini e di armi, mafia, scafisti assassini che hanno ammazzato finora migliaia di persone innocenti e disperate, il crescente business dell’accoglienza che sta trasformando e impoverendo la nostra economia”.

(di Teodoro Fulgione/ANSA)

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