Papa: è guerra respingere in mare chi fugge da un Paese

Pope Francis during an audience with members of the Eucharistic Youth Movement in the Paul VI hall, Vatican City, 07 August 2015. ANSA/ETTORE FERRARI
Pope Francis  during an audience with members of the Eucharistic Youth Movement in the Paul VI hall, Vatican City, 07 August 2015.   ANSA/ETTORE FERRARI
Pope Francis during an audience with members of the Eucharistic Youth Movement in the Paul VI hall, Vatican City, 07 August 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

CITTA’ DEL VATICANO. – Tensioni e conflitti si risolvono con il “dialogo” e “il rispetto delle identità”. Respingere i migranti Rohingya è “guerra, significa uccidere”. Questo e altro nel botta risposta tra il Papa e i ragazzi del Movimento eucaristico giovanile (Meg). Con loro papa Francesco ha parlato per circa 40 minuti anche della necessità di riconoscere la vera pace, contro la pace “superficiale” che viene dal “diavolo, un malpagatore che ti truffa”; della necessità di rispettare i nonni e la loro memoria; della eucaristia come centro della vita cristiana.

Certo però il riferimento ai profughi birmani è suonato significativo quando negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo sono stati tratti in salvo oltre duemila migranti, mentre martedì 26 erano morti e duecento dispersi in un naufragio al largo delle coste libiche. Il tema dei conflitti è emerso da varie domande, che ognuno dei giovani ha pronunciato nella propria lingua – italiano, indonesiano, cinese, brasiliano, francese e argentino – e alle quali il Papa ha risposto in italiano.

“Pensiamo – ha detto papa Francesco partendo dalla domanda rivoltagli dal ragazzo indonesiano, che aveva parlato dei conflitti nel suo Paese, dove ‘si respira una grande diversità di culture’ – a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro, vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare, questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere”.

Papa Francesco era intervenuto diverse volte, anche con un appello della scorsa primavera, a favore dei migranti Rohingya, di religione musulmana, alla deriva nel mare delle Andamane, dopo che Indonesia, Malesia e Thailandia hanno deciso di respingerli. I Rohingya fuggono da Myanmar (Birmania), dove non gli viene concessa la cittadinanza e non gli vengono riconosciuti i diritti fondamentali.

“Anche i conflitti – ha osservato papa Bergoglio – possono farci bene, perché ci fanno capire le differenze, ci fanno capire come sono le cose diverse e ci fanno capire che se non troviamo una soluzione che risolva questo conflitto, ci sarà una vita di guerra. Il conflitto, per essere bene assunto, deve essere orientato verso l’unità, e in una società come la tua che ha una cultura con tante culture diverse dentro, deve cercare l’unità ma nel rispetto di ciascuna identità. Il confitto si risolve con il rispetto dell’identità”.

A questo punto il Papa ha citato i Rohingya. “I veri conflitti sociali, anche culturali, – ha detto ancora – si risolvono con il dialogo, ma prima con il rispetto dell’identità dell’altra persona. In Medio Oriente stiamo vedendo che tanta gente non è rispettata: le minoranze religiose, i cristiani &hellip non solo non sono rispettati, ma tante volte sono uccisi, perseguitati, perché non si rispetta la loro identità. Nella nostra storia, sempre ci sono stati conflitti di identità religiosa causati dal non rispettare l’identità dell’altra persona. ‘Ma, questo non è cattolico, non crede in Gesù Cristo &hellip’ Rispettalo. Cerca che cosa buona ha. Cerca nella loro religione, nella loro cultura, i valori che ha. Rispettalo. Così i conflitti si risolvono con il rispetto dell’identità altrui. si risolvono con il dialogo”.

Papa Bergoglio ha spiegato ai ragazzi come affrontare e governare le tensioni nella propria vita, senza ignorarle e senza farsene annientare: “Ognuno deve individuare le tensioni della sua vita”, che “fanno crescere” e ogni giovane deve avere la “virtù del coraggio” di affrontarle, “un giovane senza coraggio è annacquato”, “va in pensione a 20 anni”, “se vede tutto sicuro e tranquillo nella vita”. (giovanna.chirri@ansa.it)

(di Giovanna Chirri/ANSA)