Roma: da Voeller a Pruzzo, Dzeko riaccende la voglia di gol

Pubblicato il 07 agosto 2015 da redazione

Manchester City's Edin Dzeko (L) and Roma's Mapou (R) in action during Champions League soccer match A.s. Roma-Manchester City at Olympic Stadium in Rome, 10 December 2014. ANSA/CLAUDIO PERI

Manchester City’s Edin Dzeko (L) and Roma’s Mapou (R) in action during Champions League soccer match A.s. Roma-Manchester City at Olympic Stadium in Rome, 10 December 2014. ANSA/CLAUDIO PERI

ROMA. – Un bomber di statura internazionale atteso come un messia per trasformare una squadra di alto livello in un team vincente. Edin Dzeko nell’afosa estate 2015 ha avuto un assaggio a Fiumicino del calore delle truppe giallorosse, come Gabriel Batistuta ricorda ancora con i brividi che nel piu’ temperato giugno 2000 venne osannato da 13 mila tifosi in estasi nella presentazione all’ Olimpico.

La Roma ha metabolizzato i tre schiaffoni blaugrana in fretta proprio perche’, accanto al quiz risolto sul transfer di Salah, si e’ avuta l’ufficializzazione dell’arrivo del bomber bosniaco, il gigante dai piedi buoni amico di Pjanic, terminale atteso per i guizzi dai tanti funamboli che incrociano sulle fasce senza la cattiveria di un finalizzatore come lui, capace di portare allo scudetto Wolfsburg e Manchester City e alla storica qualificazione mondiale il suo piccolo paese. Ecco perche’ i tifosi auspicano che Dzeko sia un talismano come Batigol (pagato quasi il doppio pur avendo due anni piu’ del bosniaco), che con 20 gol timbro’ lo scudetto della Roma di Capello 2001.

Due attaccanti ricchi di gloria arrivati alla Roma al culmine della carriera (anche se il bosniaco deve riscattare una stagione negativa, quasi da emarginato al City) sono sempre gli attaccanti col fiuto del gol ad accendere la fantasia e a catalizzare la passione dei tifosi. Alla Roma in particolare dove c’e’ una storia unica, quella che lega indissolubilmente da 22 anni alle legioni giallorosse Francesco Totti, capitano e simbolo che a 39 anni prova a duettare con Dzeko come fece in maniera impareggiabile con Batistuta. Ma l’ex Pupone, 243 gol in serie A e omaggiato da Bale e Messi come una leggenda del pallone, e’ un prodotto del vivaio, come il goleador del primo scudetto, il ‘fornaretto’ Amadei, protagonista nel 1942 con 18 gol.

Era gia’ romanista da quattro anni invece l’idolo della curva Roberto Pruzzo, tre volte capocannoniere, autore del gol scudetto 1983 col Genoa. Ma nel pantheon romanista vive la leggenda di altri attaccanti, meno vincenti ma che hanno segnato l’ultra ottuagenaria storia del club. A cominciare da ‘Sciabbolone’ Volk, il gigante fiumano strappato alla Juve emblema dell’epopea di campo Testaccio (e del 5-0 ai bianconeri tramandato da un film), 103 gol in 5 anni. Un idolo osannato agli albori del calcio, come il brasiliano Dino Da Costa che infiamma la fine degli anni ’50 soprattutto per i suoi ripetuti gol alla Lazio.

Pochi anni e il testimone viene raccolto da un argentino, ‘Piedone’ Manfredini (per uno scatto efficace del fotoreporter Brunetti all’arrivo notturno a Ciampino) croce e delizia dei tifosi, protagonista con 12 gol dell’unico successo europeo, la Coppa delle Fiere 1961. Dopo Pruzzo la tifoseria torna a vibrare col tedesco che ‘vola’, Rudi Voeller, campione del mondo proprio all’Olimpico, con l’argentino Abel Balbo e con l’aeroplanino Vincenzo Montella che da’ un notevole contributo di gol allo scudetto pur provenendo spesso dalla panchina.

Tra gli altri attaccanti rimasti nell’immaginario collettivo alcuni campioni di lungo corso, come Charles, Nordahl e Prati, capaci comunque di lasciare il segno anche se a fine carriera. E poi ancora, nell’arco di svariate generazioni, l’argentino Guaita (goleador dei tornei a 16 e scappato per 1935 per paura della chiamata alle armi nell’Italia fascista) e, fra quelli oltre i 50 gol in giallorosso, Fasanelli, ‘testina d’oro’ Galli e Marco Delvecchio, un altro specialista dei derby.

Ma il compito di Dzeko e’ piu’ impegnativo: produrre il salto di qualita’ contro avversari, in Italia e all’estero, super agguerriti. Ma chi e’ cresciuto schivando le bombe nella guerra in Bosnia, dimostrando poi ad alto livello di essere un campione, non puo’ certo temere la pressione di un ambiente che lo aspetto con ansia ma non e’ rinomato per avere pazienza.

(di Giorgio Svalduz/ANSA)

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