Usa2016: Trump show al duello tv. Ma i sondaggi lo bocciano

Trump

NEW YORK. – Ha conquistato la scena riuscendo a trasformare il primo dibattito tv in una sorta di ‘reality show’. Donald Trump è stato il protagonista incontrastato del confronto fra i candidati repubblicani alla Casa Bianca. E lo è stato nel bene, dominando la scena e relegando gli altri in un angolo, e nel male, attestandosi come il ‘grande perdente’ della serata, sia secondo gli elettori sia secondo il suo partito. Talmente sicuro di sé però, il magnate del real estate non ha escluso la possibilità di correre da solo nel caso in cui non riuscisse a conquistare la nomination repubblicana.

A vincere sono stati di sicuro Fox News – con il boom di share – e i moderatori, soprattutto Megyn Kelly, riusciti a dare filo da torcere ai dieci candidati, Trump in prima fila. Sul palco invece, almeno stando ai sondaggi, a uscire vincitori sono stati Marco Rubio e Jeb Bush. Il dibattito, a detta di molti in America, è stato inconcludente, con Trump che lo ha svuotato di contenuti trasformandolo in puro intrattenimento.

Con gli scambi accesi con Kelly sulle donne e le risposte piccate alle varie domande, Trump ha attirato su di sé tutti i riflettori. “Ho sfruttato al massimo a mio vantaggio la legge sulla bancarotta americana”, ha ammesso, riferendosi al ricorso alla bancarotta assistita di alcune delle sue società. Sui cambi di opinione sull’aborto, ha liquidato la questione con un: “Sono evoluto come Ronald Reagan”. Risposta dello stesso tenore sul suo passaggio dal partito democratico a quello repubblicano: “Vengo da New York, città quasi esclusivamente democratica. E ho iniziato a vederne i difetti”. Comprare i politici? “Funziona”, e lo dimostra il fatto che Hillary Clinton “sia venuta al mio matrimonio perché non aveva scelta dopo la donazione che ho fatto alla sua Fondazione”.

Ma è il botta e risposta con Kelly sulle donne che più fa discutere. La moderatrice lo ha incalzato ricordandogli che le ha definite “maiali grassi e animali disgustosi”. “Non ho tempo per troppo ‘politically correct’ e neanche il Paese ne ha – è stata la risposta -. Qualche volta mi diverto. Quello che dico é quello che dico. E onestamente Megyn, se a te non piace mi dispiace. Sono stato sempre gentile con te, anche se probabilmente potrei non esserlo più visto come mi hai trattato”. Un ‘bisticcio’ che, insieme alle altre domande che gli sono state rivolte, ha spinto Trump a parlare di trappola tesa per fargli perdere consensi. “Gli americani – si è detto sicuro Michael Cohen della Trump Organization – non cadranno in questo tranello”.

Agli altri candidati è stato lasciato poco spazio. Rubio se l’è cavata meglio: la corsa fra i repubblicani non deve essere una “competizione sui curricula”, ha affermato rivolto a chi gli imputava mancanza di esperienza politica. Jeb Bush è apparso defilato, ha parlato un po’ di immigrazione ribadendo la sua apertura a una riforma (posizione opposta a quella di Trump, che vorrebbe alzare un muro con il Messico) e del suo passato da governatore della Florida. “Corro per vincere ma mi devo guadagnare la nomination, e per me forse – ha ammesso – l’asticella è ancora più alta”.

Carly Fiorina si è difesa, Chris Christie non si è fatto notare. Di Scott Walker è stata forse la battuta migliore quando, riferendosi all’attacco degli hacker russi al Pentagono, ha lanciato una stilettata alla rivale democratica: “Loro sanno più di noi sulle mail di Hillary Clinton…”.

(di Serena Di Ronza/ANSA)