Venezuela: Mud, intervento a gamba tesa della Corte

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Sorpresa più che indignazione. Quello della Corte è stato un intervento a gamba tesa. Dopo l’interdizione dai pubblici uffici di noti candidati dell’Opposizione, tra cui il connazionale Enzo Scarano, la Corte è intervenuta di autorità nelle faccende interne del partito democristiano Copei, ha sospeso l’attuale esecutivo e ne ha imposto un altro sostituendo quello esistente. Senza entrare nel merito della decisione della Corte, e molto meno con l’intenzione di giudicare l’onestà di coloro che oggi sono al timone del partito, è d’obbligo rilevare che il provvedimento ha destato stupore e qualche perplessità. Costretti dalle circostanze, i responsabili della “Mesa de la Unidad” hanno preso una decisione salomonica: la sospensione del partito democristiano, almeno fino a quando non si risolva l’impasse interno, e il depennamento dei suoi aspiranti dalla lista dei candidati alle parlamentari.

Le attuali autorità di Copei, com’era nelle previsioni, hanno mal digerito la decisione della “Mud”. Non hanno iscritto candidati alle parlamentari, adducendo che continuano a scommettere nell’unità dell’Opposizione e che non è loro intenzione provocare crepe nella coalizione, ma hanno comunque lanciato invettive contro il segretario Esecutivo della Mud e il resto dell’Esecutivo. E così, lungi dal rassicurare l’elettorato, hanno provocato ulteriore nervosismo e soprattutto alimentato dubbi.

A differenza del dibattito e del confronto delle idee, necessari a crescere; le polemiche, oggi, non giovano all’Opposizione, la cui unità non è certo granitica. Essa ha bisogno di serenità per affrontare le difficoltà che si presenteranno lungo il cammino che conduce alle elezioni per l’Assemblea Nazionale. E, se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, allora lo è altrettanto che il cammino si presenta tortuoso e colmo d’insidie. Dai sondaggi che le agenzie demoscopiche hanno reso noti fin dall’inizio dell’anno emerge una strana realtà: la fotografia di un paese in cui il governo perde acceleratamente consensi e l’Opposizione si dimostra incapace di attrarre verso le sue posizioni la fascia crescente di questi elettori insoddisfatti. Insomma, non riesce a proporsi come alternativa.

La caduta verticale della popolarità del presidente Maduro e della credibilità del suo Esecutivo è comprensibile, dopo oltre una decade al potere. E, almeno in parte, è il riflesso della inelasticità che oggi caratterizza la mobilità sociale. I venezuelani, in passato, erano convinti che attraverso il lavoro e l’impegno potessero migliorare le proprie condizioni sociali. Il fenomeno della “fuga di cervelli”, nuovo nel Paese, è la risposta di coloro convinti che non sia più possibile.

E’ vero che per le frange meno abbienti la qualità di vita è migliorata. Ma i venezuelani hanno oggi la percezione che questo miglioramento riposi su basi d’argilla. E, cioè, non sul lavoro produttivo, non sull’industria nazionale capace di creare valore aggiunto, come lo è stato in parte nel passato, ma sulle sempre più scarse risorse provenienti dalla vendita del petrolio, i cui prezzi non mostrano tendenza alcuna a una ripresa nel mercato internazionale. Il flebile miglioramento della qualità di vita, nelle classi sociali più umili, è il prodotto della vendita di alimenti sussidiati, dell’incremento esagerato del pubblico impiego e degli ammortizzatori sociali, sempre più necessari.

Forme sofisticate di clientelismo; lo stesso clientelismo che, in altre maniere, caratterizzava la “quarta repubblica” e contro il quale è insorto nel 1992 l’estinto presidente Chávez. L’alto costo della vita, la mancanza di beni di prima necessità e medicine, le interminabili file di fronte ai supermarket “Bicentenarios” o i mercati “Pedeval” all’aria aperta, per acquistare un prodotto razionato anche se a un “prezzo politico”, stanno facendo breccia nell’elettorato.

Sondaggi recenti di Datanàlisis rivelano che ormai l’80 per cento dei venezuelani è convinto che l’economia del paese navighi in cattive acque. Questo è il motivo principale per cui l’approvazione della gestione del governo è ai minimi storici. Ma questa perdita di popolarità non si traduce, come accadeva in passato, in una crescita della sacca elettorale dell’Opposizione. In altre parole, il messaggio di chi è critico nei confronti dell’attuale amministrazione non riesce ancora a convincere coloro che ritengono necessario un giro di vite nelle politiche economiche e sociali del governo.

Se si dovesse votare oggi, la Mud, stando sempre a Datanàlisis, otterrebbe il 45 per cento dei voti contro il 25 per cento del Psuv. In altre parole, trionferebbe con un volume di voti non molto diverso a quello ricevuto nelle elezioni precedenti. Ed allora dov’è la differenza? A quanto pare, nella quantità di elettori che oggi non voterebbe per il Psuv ma neanche per la Mud. Un volume assai importante, che l’alleanza eterogenea dell’opposizione non riesce a persuadere. E non vi riesce, forse, perché il suo discorso continua a essere maggiormente “anti-chavista” più che propositiva. Da qui l’appello di Diosdado Cabello, vicepresidente del Psuv:

– Il nostro 1 per 10 – ha ripetuto l’altro giorno il leader “pesuvista” – deve essere preciso. Il “chavista” non voterà mai per l’Opposizione ma c’è il pericolo che possa decidere di restare a casa.

E’ precisamente l’astensione ciò che più si teme in casa “Psuv”; una astensione alimentata anche dalla tradizionale convinzione che amministrative e parlamentari non sono poi così importanti. In un Paese monocamerale e presidenzialista si è persuasi da sempre che quelle che contano, quelle veramente rilevanti sono le elezioni del capo dello Stato. Ad alimentare l’astensionismo in casa Psuv, poi, vi sono anche le beghe interne; beghe abilmente circoscritte ad alcuni ambiti del partito ma che, comunque, rischiano di straripare e di minare l’immagine granitica del partito.

Jorge Giordani, Ana Elisa Osorio, Hèctor Navarro, Gustavo Màrquez e Felipe Pèrez Martì, oggi, non hanno più il potere di una volta ma continuano comunque a esercitare certa influenza in ambienti del Psuv. Dopotutto, sono state personalità assai vicine all’estinto presidente Chàvez. Le loro picconate cominciano ad aprire una breccia in seno al partito e, anche se non espressa apertamente, a ricevere l’adesione di chi è critico nei confronti dell’attuale Direttiva.

Se nell’ambito politico il dibattito si svolge con toni accaniti e la scesa in campo della Procura e della Corte danno la dimensione della posta in palio per Mud e Psuv, in quello economico è evidente che qualcosa sta cambiando. Dopo i conati di saccheggio di supermercati, piccoli generi alimentari e camion della holding alimentare Polar, governo e Fedecàmaras hanno rotto il gelo e si sono incontrati nell’ufficio del vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, il connazionale Elvis Amoroso.
L’incontro tra Francisco Martìnez, presidente di Fedecàmaras ed Elvis Amoroso, vice presidente dell’An., rappresenta un’importante apertura del governo verso un’organizzazione imprenditoriale che, solo pochi giorni fa, era demonizzata. Rappresenta un giro di boa di 180 gradi, a dimostrazione di quanto profonda sia la crisi e di quanto siano considerati pericolosi i conati di saccheggio prontamente repressi dalle forze dell’Ordine.

Bisognerà attendere ora lo sviluppo degli avvenimenti. Vedere cosa nascerà da questo primo tentativo di “deshielo” che Amoroso e Martìnez hanno definito cordiale.

(Mauro Bafile/Voce)