Governo, alta tensione con la sinistra Pd. Minoranza evoca scissione

Pubblicato il 11 agosto 2015 da redazione

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ROMA. – “L’unica cosa non di sinistra che abbiamo fatto è stata… vincere le elezioni”. La definisce “una battuta scherzosa”, Matteo Renzi. Ma in realtà quella che affida alla sua pagina di posta su l’Unità è una risposta affilata all’accusa più pesante che gli giunge dalla minoranza Pd, quella di avere spostato l’asse del governo e del partito a destra, lungo una china pericolosa che – avverte Gianni Cuperlo – potrebbe portare a una scissione silenziosa.

Scissione e elezioni anticipate, sono le ombre che adombrano l’estate dei Dem. Il voto, ribadiscono i renziani, sarebbe la conseguenza di una rottura sulle riforme, ma la minoranza non indietreggia: “E’ un’arma spuntata, perché sarebbe un suicidio per tutto il Pd”. Non parla del tema riforme, Renzi. Avrebbe potuto cogliere l’occasione della rubrica settimanale di risposta alle lettere che gli inviano i lettori de l’Unità. E invece sceglie di parlare di Expo: “Centomila persone al giorno. Viva l’Italia che non si arrende mai”. E di Rai, per ribadire la “competenza” dei nuovi vertici chiamati a “rilanciare i contenuti” e contrastare “l’insopportabile a retorica della società civile da contrapporre al partito (come se il Pd fosse società incivile)”.

Ma sono soprattutto i dati economici a focalizzare l’attenzione del premier in questi giorni, anche in vista della legge di stabilità da presentare a settembre. I dati sul lavoro, sottolinea, registrano una “prima tendenza, reale e consistente, su cui costruire e investire ancora”. Ma, rivendica Renzi, le misure sul lavoro e il Jobs act sono una delle prove che se è vero che “si può sempre fare qualcosa più di sinistra”, le cose che ha fatto finora il governo sono “di sinistra”.

Avranno una impronta di sinistra anche le misure della prossima legge di stabilità, tant’è che lo stesso premier ha già annunciato un intervento contro la povertà. Che non sarà il reddito di cittadinanza proposto da Grillo, ma potrebbe essere – chiedono la minoranza dem e Matteo Orfini – “una misura universale di contrasto alla povertà”, che dia “un cuore sociale” al governo. L’impronta di sinistra all’agenda di governo smonta, secondo Renzi, il ‘teorema’ della minoranza Pd secondo cui starebbe portando il partito verso la scissione.

La scissione la paventa per la prima volta, in una lettera a l’Unità, Gianni Cuperlo. Ma anche Roberto Speranza lancia l’allarme: “Tantissimi nostri elettori, militanti, dirigenti non si riconoscono più nel Pd”. “Arroganza, superficialità, sicumera” dei renziani aprono “autostrade ai Grillo e ai Salvini”, accusa anche Vannino Chiti. Al contrario, replicano i renziani, proprio la vicenda delle riforme dimostra la più ampia disponibilità al confronto, come prova anche la proposta di mediazione sul listino da votare alle regionali. Su un solo punto il premier e i suoi non intendono transigere: non si cambia l’articolo 2 del ddl Boschi.

Alta è perciò l’attesa per la decisione che dovrà assumere il presidente del Senato Pietro Grasso a settembre. Perché mai prima, sottolineano dalla maggioranza Pd, il Parlamento ha rivotato un articolo su cui c’era già stata una doppia lettura conforme. Ma visto che la minoranza Dem sostiene il contrario, il parere di Grasso sarà dirimente. E sarà uno snodo cruciale, sottolineano i renziani, per il destino dell’intera riforma. In ogni caso, si dice “ottimista” il sottosegretario Luca Lotti, i numeri ci saranno e il governo “andrà avanti deciso”. “Non fare le riforme fa male all’Italia e al Pd”, avverte il capogruppo Ettore Rosato.

Ma dalla minoranza dem Speranza replica che “sta a Renzi unire il partito e trovare una mediazione”. In ogni caso, avverte il senatore Miguel Gotor, “provare a ricattare il Parlamento con la minaccia di elezioni anticipate è un’arma spuntata”, sia perché l’Italicum entrerà in vigore solo nel 2016, sia perché “sarebbe un suicidio per tutto il Pd”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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