Cuba: alza bandiera all’ambasciata Usa senza dissidenti

Pubblicato il 12 agosto 2015 da redazione

Cuban flags hang from buildings near the US embassy as workers make preparations for the flag hoisting ceremony to be held on 14 August at the arrival of the US Secretary of State John Kerry, in Havana, Cuba, 11 August 2015.  EPA/Alejandro Ernesto

Cuban flags hang from buildings near the US embassy as workers make preparations for the flag hoisting ceremony to be held on 14 August at the arrival of the US Secretary of State John Kerry, in Havana, Cuba, 11 August 2015. EPA/Alejandro Ernesto

NEW YORK. – La bandiera americana torna a sventolare a Cuba. A issarla venerdì, all’indomani dell’89mo compleanno di Fidel Castro, è il segretario di Stato John Kerry in una cerimonia storica alla quale non partecipano i dissidenti cubani, che per anni – da quando sono state interrotte le relazioni diplomatiche nel 1961 – sono stati l’unico canale di contatto fra gli Stati Uniti e Cuba. Kerry li incontra a margine dell’evento, nella residenza americana a L’Avana, dove si tiene una cerimonia più intima per segnalare l’avvio di una nuova stagione diplomatica.

La decisione dell’amministrazione Obama di non invitare i dissenti nasce dalla volontà di non creare tensioni e incidenti, quale un possibile boicottaggio da parte delle autorità cubane, in una giornata storica. Ed è dettata dalla convinzione che trattare direttamente con il governo di L’Avana si tradurrà nel lungo termine in maggiori riforme democratiche e in una maggiore apertura del mercato. Ma la scelta espone il presidente americano a numerose critiche, come quelle già piovute dal candidato repubblicano, il senatore di origine cubane Marco Rubio.

Il mancato invito è ”uno schiaffo” agli attivisti democratici cubani: i dissidenti sono rappresentati legittimi del popolo cubano e sono loro, e non gli esponenti del regime di Castro, a meritare un trattamento da tappeto rosso dagli americani”. ”Non sorprende che i diplomatici nord americani diano la priorità a contatti con il governo cubano. Se ci siamo noi, loro vanno via” ammette Elizardo Sanches, responsabile della Commissione cubana sui diritti umani e sulla Riconciliazione Nazionale.

A Cuba Kerry fa la storia. E’ il primo segretario di stato in carica a recarsi nel paese dal 1945. E l’attesa conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, è una prima dal 1959, ovvero da quando la rivoluzione cubana ha fatto cadere il dittatore sostenuto dagli Stati Uniti, Fulgencio Batista. Il segretario di stato americano prevede anche una passeggiata sul lungo mare di L’Avana, mostrando un deciso cambio di atteggiamento da parte degli Stati Uniti.

Obama si augura che il Congresso approvi la rimozione dell’embargo a Cuba e la chiusura del carcere di Guantanamo, alla quale sta lavorando con un piano che dovrebbe essere presentato dopo la pausa estiva. Il presidente americano ha finora fatto quello che poteva con la sua autorità per mostrare la distensione nei rapporti. Le aziende americane attendono indicazioni precise e guardano con interesse a Cuba e al suo mercato pieno di nuove occasioni, pronte a sbarcarvi non appena le norme sull’embargo saranno chiarite.

(di Serena Di Ronza/ANSA)

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