Grecia: ancora arrivi a Kos, nuove tensioni con i migranti

Hundreds of migrants gather for a registration procedure at the stadium of Kos town, on the southeastern island of Kos, Greece, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Yorgos Karahalis)
Hundreds of migrants gather for a registration procedure at the stadium of Kos town, on the southeastern island of Kos, Greece, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Yorgos Karahalis)
Hundreds of migrants gather for a registration procedure at the stadium of Kos town, on the southeastern island of Kos, Greece, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Yorgos Karahalis)

ATENE. – Impreparazione e improvvisazione: sono queste – come rilevano diversi osservatori greci- le qualità che il governo e la polizia di Atene hanno dimostrato in queste ultime settimane nella gestione della crisi dei migranti e che sono emerse in tutta la loro drammaticità nelle ultime 24 ore con la rivolta sull’isola di Kos, teatro di duri scontri fra centinaia di rifugiati e un pugno di poliziotti. Mentre altre decine di migranti provenienti dalla vicina Turchia stanno sbarcando dall’alba su questo estremo lembo di terra greca nell’Egeo orientale.

In risposta ai violenti incidenti di ieri, il capo della polizia greca (Elas) Dimitris Tsaknakis ha disposto l’invio sull’isola di due squadre anti-sommossa (40 uomini) a bordo di un aereo da trasporto militare C-130. A queste si stanno per aggiungere 12 poliziotti dell’unità immigrazione, tra cui uno che parla l’arabo, e altri 250 agenti provenienti dalle isole vicine. La frettolosa decisione è venuta in seguito all’allarme lanciato dal sindaco di Kos, Giorgos Kiritsis, il quale aveva detto che la situazione poteva sfuggire di mano e che c’era il rischio concreto che potesse “scorrere sangue”.

Sull’isola, dove vivono 33mila persone e che era mèta ogni anno di migliaia di turisti, ci sono ormai oltre 7.000 migranti in attesa di ricevere i documenti d’identità per poter proseguire il loro viaggio verso altri Paesi europei. I rifugiati sono accampati in tende da campeggio e sotto ripari di fortuna in giardinetti, parcheggi e viali nella cittadina di Kos e in parte sono stati trasferiti e chiusi all’interno dello stadio locale, trasformato in provvisorio centro di raccolta e distribuzione dei documenti, dove sono avvenuti gli incidenti.

Anche ieri sull’isola si sono registrati arrivi di altre imbarcazioni cariche di migranti, per lo più provenienti dalla Siria. Almeno due gommoni sono arrivati poco prima dell’alba su una spiaggia nella zona di Psalidi e decine di uomini, donne e bambini si sono poco dopo incamminati sulla strada di quattro chilometri che conduce a Kos. Una motovedetta della guardia costiera italiana che partecipa a una missione di vigilanza della frontiera europea, ha portato a riva circa 50 persone soccorse in mare dopo aver legato uno all’altro diversi gommoni stracarichi.

La gestione della crisi immigrazione da parte delle autorità elleniche è stata duramente criticata dall’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere che si è detta “molto preoccupata” per la situazione. Ancora più dura la presa di posizione dell’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) per l’Europa la quale ha detto senza mezzi termini che la risposta di Atene al problema è stata sinora “totalmente vergognosa” in quanto gran parte di coloro che sono sbarcati sulle isole dell’Egeo orientale sono stati costretti a dormire all’aperto senza poter disporre nemmeno dei servizi igienici.

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