Kos, si popola il traghetto centro d’accoglienza per i migranti

Migrants and refugees rest while waiting to board the ferry Eleftherios Venizelos, background, at the southeastern island of Kos, Greece, early Sunday, Aug. 16, 2015. (ANSA/AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
Migrants and refugees rest while waiting to board the ferry Eleftherios Venizelos, background, at the southeastern island of Kos, Greece, early Sunday, Aug. 16, 2015. (ANSA/AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
Migrants and refugees rest while waiting to board the ferry Eleftherios Venizelos, background, at the southeastern island of Kos, Greece, early Sunday, Aug. 16, 2015. (ANSA/AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

ROMA. – Centinaia di migranti, per lo più siriani in fuga dalla guerra, approdati in massa sull’isola greca di Kos, hanno iniziato a imbarcarsi sulla nave greca “Eleftherios Venizelos”, dove saranno ospitati per una quindicina di giorni, nutriti e identificati in attesa di accertare se abbiano diritto allo status di rifugiati. Una soluzione di emergenza probabilmente inedita nel Mediterraneo, che permetterà di alleviare la pressione sull’isola turistica greca, dove da giorni almeno settemila disperati erano accampati dopo aver attraversato su gommoni e canotti gli appena quattro chilometri di mare che separano l’isola del Dodecaneso dalle spiagge turche di Bodrun.

L’imbarco è iniziato durante la scorsa notte, anche per alleviare gli effetti dell’opprimente solleone sui migranti in fila, che vengono ammessi a gruppi di venti. La nave, normalmente utilizzata per trasportare turisti da e per Kos dal territorio metropolitano greco, è stata noleggiata dal governo di Atene e potrà alloggiare 2.500 persone nelle sue cabine, mentre le loro richieste di asilo: status che aprirebbe loro le porte dell’Europa di Schengen. Un miraggio per la maggior parte delle centinaia di migliaia di disperati che attraversano il mediterraneo, ma concretamente realizzabile per chi è fuggito da teatri di sanguinose guerre, com’è il caso dei siriani e degli iracheni.

Ma a Kos, come nelle altre isole del Dodecanneso, sono approdati a migliaia anche da Iran, Afghanistan e anche dall’ Africa, e per loro l’ingresso potrebbe essere meno scontato: si calcola fossero circa 7.000: di essi nei giorni scorsi circa 2.600 sono stati evacuati ad Atene. La pressione sulle isole greche dell’Egeo è diventata insostenibile: secondo i dati dell’Unhcr, l’agenzia dell’onu per i rifugiati, nel periodo da gennaio a luglio di quest’anno almeno 124.000 persone hanno raggiunto la Grecia per mare su un totale (cifre del”Oim) di 250.000 che hanno attraversato il Mediterraneo: sette volte più che nei premi 7 mesi del 2014. nella sola isola di Lesbo ne sono approdati quasi 62 mila, nel Dodecaneso – di cui Kos fa parte – oltre 34 mila, quasi 22 mila a Chios, quasi 15 mila a Samos e tremila a Creta.

A Kos da settimane migliaia di migranti sono accampati in tende, edifici abbandonati e altri rifugi di fortuna, o dormono all’addiaccio, anche in piazze e giardini a pochi passi dai alberghi e ristoranti frequentati dai turisti. E alcuni violenti scontri sono scoppiati quando nei giorni scorsi a migliaia sono stati radunati in uno stadio per l’identificazione.

Sono approdati tutti dalla vicina penisola turca di Bodrum, da dove la notte le luci di Kos, distanti solo 4 chilometri, sono un invito troppo tangibile per non essere raccolto. Non barconi o “carrette del mare”, ma piccole imbarcazioni che ne riproducono in piccolo gli stessi problemi: da Bodrun i migranti, nascosti durante il giorno nella vegetazione dietro alle spiagge e ai resort esclusivi, s’imbarcano la notte, in preda a eccitazione mista a terrore, in otto-dieci su gommoni omologati per quattro passeggeri, con piccoli motorini fuoribordo e l’ausilio di qualche pagaia.

In più rispetto a chi compie le lunghe traversate dal Nord Africa verso la Sicilia, molti di loro possono permettersi un salvagente. Ma L’Ap riferisce di risse per un posto a bordo di un canotto e di una barchetta che inizia ad affondare perché sovraccarica, di gente che torna a riva per paura di annegare. Molti di loro non hanno mai visto il mare prima.

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