Immigrazione: 49 morti asfissiati nella stiva di un barcone

Pubblicato il 16 agosto 2015 da redazione

A handout provided on 15 August 2015 and released by the Italian Navy showing migrants on a boat during rescue operation south of Lampedusa island, in the Mediterranean Sea. Italian Navy ships rescued today a boat with almost 400 migrants, 40 of them dead asphyxiated in the hold. ANSA/ US MARINA MILITARE - ITALIAN NAVY PRESS OFFICE

A handout provided on 15 August 2015 and released by the Italian Navy showing migrants on a boat during rescue operation south of Lampedusa island, in the Mediterranean Sea. Italian Navy ships rescued today a boat with almost 400 migrants, 40 of them dead asphyxiated in the hold.
ANSA/ US MARINA MILITARE – ITALIAN NAVY PRESS OFFICE

ROMA. – Ammassati uno sopra l’altro nella stiva di una carretta del mare di soli 14 metri, con la poca aria resa irrespirabile dai fumi del carburante. Sono morte così 49 persone – che non avevano probabilmente pagato abbastanza agli scafisti per permettersi di stare sul ponte – partite dalle coste libiche nelle prime ore del giorno di Ferragosto. “Non sarà l’ultima tragedia se non si risolve il problema della Libia”, ha commentato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

La richiesta di aiuto è giunta, come di solito avviene, con una telefonata da un satellitare. E’ stata dirottata quindi in zona la nave Cigala Fulgosi della Marina Militare. L’elicottero del pattugliatore ha localizzato l’imbarcazione a soli venti miglia dalla Libia. Ferma, stracarica di passeggeri, solo pochissimi dei quali con un giubbotto salvagente. Inizialmente, dunque, sembrava un intervento come altri che in questo periodo si susseguono nel canale di Sicilia. Ma quando gli uomini della Marina sui gommoni sono saliti a bordo, i passeggeri hanno subito parlato di morti.

E’ il comandante del Cigala Fulgosi, il capitano di fregata Massimo Tozzi, a raccontare cosa si sono trovati davanti i soccorritori: “una scena terribile: decine di corpi senza vita ammassati uno sull’altro nella stiva, mentre le donne si disperavano per i loro cari morti”. Nessuna traccia di scafisti e la nave non sembrava governata. La probabile causa di morte è l’asfissia per inalazione di combustibile, dato che i corpi esaminati non presentavano segni di ferite.

Come avviene in questi viaggi della disperazione, chi può permettersi di pagare di più ottiene un posto all’aperto e magari anche un salvagente o un giubbotto di salvataggio; per gli altri c’è la stiva. Il barcone era partito presumibilmente da poche ore. Ma era talmente carico che la sua sorte era segnata. L’intervento della Marina ha evitato che la tragedia fosse ancora più pesante.

“Ma è questo che facciamo – ha replicato il capitano – prestare soccorso a chi è in difficoltà in mare è il nostro compito”. Alla fine, i militari della Marina hanno contato 49 cadaveri. Sono stati presi a bordo insieme ai 312 superstiti. Tra loro 45 donne e tre minori. I soccorsi ed i corpi sono stati quindi trasferiti sulla nave norvegese Siem Pilot che fa parte della missione europea Frontex.

Arriveranno a Catania, dove la procura ha aperto un’inchiesta sulla morte dei migranti. Catania, ha detto il sindaco Enzo Bianco, “si appresta a dare accoglienza ai superstiti e pietosa sepoltura alle vittime”. “Il mondo – ha sottolineato il ministro Alfano nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto, nel corso della quale era appena arrivata la notizia della nuova strage – non può attendere di fronte alla crisi della Libia che è un vulcano acceso non di fronte all’Italia, ma all’Europa. O la comunità internazionale è in grado di risolvere la situazione lì o la tragedia di oggi non sarà l’ultima”.

Il ministro ha risposto anche alle critiche del segretario generale della Cei, mons. Galantino, che nei giorni scorsi aveva accusato il Governo di essere del tutto assente sull’immigrazione. “Noi – ha puntualizzato – facciamo un mestiere diverso dalla chiesa e comunque do per buona la rettifica delle parole di monsignor Galantino e non quello a lui in un primo momento attribuito”. E poi, ha aggiunto, “noi facciamo fino in fondo quello che è il dovere di una grande democrazia: salviamo vite e rimpatriamo chi non fugge da guerre o da persecuzioni, ma arriva illegalmente sul nostro territorio”.

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