Bomba a Bangkok: un video inchioda il killer

Pubblicato il 19 agosto 2015 da redazione

A file photo dated 01 January 2007 showing Thais and tourists gathering to pray for New Year at Erawan shrine at a venue for New Year's countdown at Central World shopping centre in Bangkok, Thailand. Thai police report a major bomb explosion rocked the Erawan Shrine area in downtown Bangkok on 17 August 2015, with at least 12 people reported dead.  EPA/RUNGROJ YONGRIT

A file photo dated 01 January 2007 showing Thais and tourists gathering to pray for New Year at Erawan shrine at a venue for New Year’s countdown at Central World shopping centre in Bangkok, Thailand. Thai police report a major bomb explosion rocked the Erawan Shrine area in downtown Bangkok on 17 August 2015, with at least 12 people reported dead. EPA/RUNGROJ YONGRIT

BANGKOK – Il giorno dopo il massacro, a Bangkok è scattata la caccia all’attentatore. Obiettivo: un giovane sospetto ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre abbandona uno zainetto all’interno del santuario Erawan, per poi dileguarsi. Per la polizia non c’è dubbio che sia lui, ma le immagini sgranate rendono l’identificazione difficile. Il tutto mentre la capitale thailandese vive ore d’ansia, per l’orrore dell’attentato costato almeno 22 morti (tra cui almeno 12 stranieri asiatici e una britannica) e 123 feriti, ma anche a causa di un secondo ordigno scoppiato ieri sulla riva del fiume Chao Phraya, senza provocare vittime.

Un filmato sembra inchiodare il misterioso ragazzo dalla maglietta gialla – apparentemente di pelle chiara e fattezze asiatiche – che si aggira all’interno dell’Erawan pochi minuti prima della strage. Le immagini sono eloquenti: lo zainetto lasciato per terra, il fare sospetto, cercando di non dare nell’occhio mentre esce. Ma data la scarsa qualità del video, si è scatenata una incontrollata ridda di supposizioni dove ognuno dice la sua, con molti a vedere nel volto una vaga origine mediorientale.
Anche la polizia propende per l’ipotesi straniera. D’altronde, la “pancia” del Paese sembra aver emesso da subito il suo verdetto.

– Un thailandese non può avere commesso un atto simile – è una frase che oggi si sente dappertutto a Bangkok. In una città sotto shock, la tensione è salita ulteriormente dopo che un secondo ordigno è scoppiato ieri all’ora di pranzo, presso un molo sul fiume Chao Phraya utilizzato dai pendolari. La bomba è esplosa nell’acqua senza causare feriti, ma è stato un colpo di fortuna: lanciata con ogni probabilità da un ponte sopraelevato, prima di finire nel fiume ha colpito una staccionata senza esplodere. Secondo la polizia, avrebbe potuto causare vittime.
Che sta succedendo? Una Thailandia sconvolta dal più grave attentato della sua storia vuole risposte.

– Faremo di tutto per prendere i responsabili – ha assicurato in mattinata il primo ministro Prayuth Chan-ocha. Ma al momento tutte le ipotesi restano in piedi, dalla matrice politica interna a quella del terrorismo internazionale, passando per la guerriglia separatista islamica attiva da un decennio nel sud e includendo anche una possibile vendetta degli uiguri – la minoranza musulmana turcofona nella regione cinese dello Xinjiang – in risposta alla deportazione di 109 di essi dalla Thailandia lo scorso luglio. Nessuna è completamente convincente, e l’intelligence thailandese ha già mostrato in passato di essere pronta a compensare le sue clamorose falle con una caccia al capro espiatorio

Nel frattempo, la polizia ha intensificato i controlli di sicurezza nel nord-est rurale del Paese, la regione dove è più forte il dissenso contro la giunta militare al potere da 15 mesi. Con il luogo dell’attentato ripulito e riaperto al traffico, Bangkok ieri appariva comunque una città a mezzo servizio. Molte scuole sono rimaste chiuse; il minor numero di persone in giro era evidente nella metropolitana, ma anche nelle strade meno trafficate del solito.

L’incertezza pesa anche sull’economia, che già mostrava segnali di crisi: ieri la Borsa è calata del 2,5 per cento, e il baht ha toccato i minimi degli ultimi sei anni contro il dollaro. Con almeno sei cinesi tra le vittime, il rischio di un enorme contraccolpo per il copioso afflusso di turisti dalla Cina è elevato. Già ieri sono state segnalate le prime disdette di viaggi già prenotati, in alcuni casi anche dall’Italia.

(Alessandro Ursic/Ansa)

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