Petrolio: affonda sotto 40 dollari, prima volta dal 2009

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NEW YORK. – Il petrolio affonda a New York: sulla scia dei timori sulla crescita della Cina, le quotazioni del greggio calano a New York sotto i 40 dollari al barile per la prima volta dal 2009, dalla crisi finanziaria. Il greggio recupera poi nel finale, chiudendo la seduta in calo del 2,18% a 40,45 dollari. Pesante anche il Brent, che scende ai minimi dal marzo 2009 a 45,10 dollari al barile. Sale deciso invece l’oro, il bene rifugio per eccellenza, che vola a 1.158,80 dollari l’oncia, chiudendo la settimana in aumento del 4,1%.

Il petrolio è ormai in calo da otto settimane consecutive, la serie più lunga da 29 anni, dal 1986. E ora i colossi energetici iniziano a tremare: molti avevano messo in evidenza, durante le trimestrali, che fino a che il petrolio fosse rimasto sopra i 40 dollari al barile non ci sarebbero stati problemi. Il greggio è pero’ sceso sotto i 40 dollari e, secondo le attese degli analisti, calerà ancora fino ad attestarsi sui 30 dollari al barile.

La produzione dell’Opec, lo shale-oil americano e il rallentamento cinese sono tutti fattori che pesano sulle quotazioni. I produttori e i trader di petrolio sono tornati sui propri passi: quello che doveva essere un calo temporaneo delle quotazioni sembra ormai avviato a proseguire fino al prossimo anno, anche se le quotazioni hanno perso il 63% rispetto ai picchi dello scorso anno.

“Il rallentamento cinese continua a dominare il mercato del petrolio, causando persistenti timori in merito a un eventuale calo serio della domanda di greggio cinese”, afferma Myrto Sokou, analista di Sucden Financial. “Sul mercato c’è troppo petrolio, c’è bisogno di ulteriori segnali di calo della produzione negli Stati Uniti, è essenziale prima di un riequilibrio del mercato”, mette in evidenza Michael Tran, analista di RBC Capital Market.

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