Timori Grecia e Cina su Borse, Europa brucia 260 miliardi

A man looks at an electronic stock indicator of a securities firm in Tokyo, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Ken Aragaki)
A man looks at an electronic stock indicator of a securities firm in Tokyo, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Ken Aragaki)
A man looks at an electronic stock indicator of a securities firm in Tokyo, Tuesday, Aug. 11, 2015. (ANSA/AP Photo/Ken Aragaki)

MILANO. – La bufera sui mercati non si placa, venerdì nero in Cina, Wall Street che procede negativa verso la sua peggior settimana nel 2015 e in Europa le turbolenze hanno piegato lo Stoxx 600 (-3,3%), l’indice che raccoglie i principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente. Un tonfo che equivale a 260 miliardi di euro di capitalizzazione ‘bruciati’ nella seduta.

Sul mercato dei titoli di Stato il differenziale tra Btp e Bund chiude a 129,3 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,855%. Lo spread della Grecia si assesta a 875 punti, mentre il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund è a 144,2 punti. Scossone anche tra le materie prime con il petrolio che scende a New York sotto i 40 dollari al barile, a 39,92 dollari, per la prima volta dal 2009. Il venerdì si era preannunciato nero già a Est dove i timori sulla tenuta dell’economia e le turbolenze finanziarie in Cina hanno pesato su Tokyo (-2,98%) e l’indice Nikkei è scivolato sotto quota 20.000 per la prima volta da metà luglio. Shanghai è arrivata a perdere fino al 4% in scia al dato sul Pmi.

Il settore manifatturiero cinese ha subito il rallentamento più brusco degli ultimi sei anni, confermando il difficile momento della seconda economia del mondo. L’indice ha infatti toccato il livello di 47,1 nelle prime tre settimane d’agosto mentre era stato del 47,8 in luglio. Valori superiori a 50 indicano un aumento della produzione, mentre quelli sotto i 50 punti indicano una contrazione.

L’azionario è in profondo rosso in tutto il Vecchio Continente e soffre ancora, più che del timore per l’economia cinese o per le pressioni sulle valute dei paesi emergenti, per le incertezze che aprono le nuove elezioni in Grecia dopo le dimissioni di Tsipras. A Parigi spetta la ‘maglia nera’ con l’indice Cac 40 che ha perso il 3,19%, a Francoforte il Dax ha perso il 2,95% e a Londra il Ftse 100 è arretrato del 2,83 per cento.

L’indice Bs Ase lascia sul campo il 2,49% a 635 punti con i titoli bancari tra i più colpiti, da Alpha (-7,07%) e National Bank of Greece (-5,82%) ad Eurobank (-4,55%). Ha fatto peggio Milano (Ftse Mib -2% a punti), tra scambi insolitamente accesi, per oltre 3,6 miliardi di euro di controvalore. L’avvio negativo di Wall Street ha contribuito ad accelerare la caduta delle piazze in Europa.

Oltreoceano intanto si è innescato un ‘sell off’ globale, con la corsa a vendere indistintamente azioni, obbligazioni e materie, sui timori per la crescita mondiale. Si presenta, commentano gli operatori, come la peggiore settimana dal 2011 e l’attenzione è puntata sulla Federal Reserve che, con l’inflazione che resta bassa, potrebbe rinviare un aumento dei tassi. “Questo mercato non ‘avrà le gambe’ fino a quando non avremo maggiore chiarezza sulla moneta cinese e tassi USA – commenta un analista – e gli investitori restano spaventati e confusi”.

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