Tensione Coree, Kim Jong-un: “Quasi uno stato di guerra”

Military trucks and other mobility equipment ready at a US Army unit in Dongducheon, northeast of Seoul, amid heightened tensions between the two Koreas, South Korea, 21 August 2015. EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT
Military trucks and other mobility equipment ready at a US Army unit in Dongducheon, northeast of Seoul, amid heightened tensions between the two Koreas, South Korea, 21 August 2015. EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT
Military trucks and other mobility equipment ready at a US Army unit in Dongducheon, northeast of Seoul, amid heightened tensions between the two Koreas, South Korea, 21 August 2015. EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT

TOKYO. – Il leader nordcoreano Kim Jong-un dichiara il “quasi-stato di guerra” nelle aree di prima linea dove le truppe completano, in meno di 24 ore, i preparativi per “l’azione militare contro il Sud”. A Seul, invece, la presidente sudcoreana Park Geun-hye, visitando la Terza Armata in giacca mimetica, ordina di rispondere severamente se provocati ancora. Le tensioni nella penisola coreana salgono ancora di livello all’indomani dello scambio di colpi di artiglieria pesante lungo il confine occidentale con le accuse sulla “primogenitura dell’ incidente”, in un crescendo pericoloso che spinge la Cina, lo storico alleato di Pyongyang, a manifestare attraverso il ministero degli Esteri “profonda preoccupazione” per lo scenario venutosi a creare improvvisamente, in così poco tempo.

Al netto della “guerra psicologica” che le parti continuano a rinfacciarsi, la riprova della massima prudenza richiesta alle parti in causa (“per evitare che la situazione sfugga di mano”, rileva all’Ansa una fonte vicina alle questioni intercoreane) è nella decisione degli Usa di fermare le esercitazioni militari con la Corea del Sud iniziate questa settimana. Il Nord le ha criticate come “le prove generali di invasione ai suoi danni”; Washington e Seul hanno insistito sulla natura “puramente difensiva”, ignorando le obiezioni.

Secondo i media di Pyongyang, giovedì sera si è tenuta la riunione di emergenza della Commissione militare centrale del Partito dei Lavoratori, sotto la direzione di Kim. Sono state discusse situazione e possibili misure di un’azione militare nel caso in cui la Corea del Sud decida di non fermare la campagna di propaganda anti-Pyongyang a colpi di altoparlante al confine: l’ultimatum scade alle 17:00 di sabato del nuovo fuso del Nord, le 10:30 in Italia. I suoi militari hanno negato gli addebiti di sulla responsabilità della crisi e definito “grave provocazione militare” i 36 colpi sparati dal Sud.

Seul, nel frattempo, denuncia le attività per “aumentare le tensioni ai massimi livelli” sopra il 38/mo parallelo in vista del possibile lancio di missili, in base alla sorveglianza dei sistemi radar di Corea del Sud e Usa sulle attività militari di Pyongyang. Segnali di preparativi su un missile Scud-C (500 km di gittata) vicino a Wonsan e su un Rodong (fino a 1.500 km) nella provincia di Pyongan del Nord, secondo l’agenzia Yonhap che cita una fonte anonima del governo.

La Cina, sempre nella nota postata in tarda serata sul sito del ministero degli Esteri, oltre alla profonda preoccupazione, chiede a “tutte le parti interessate di fermare qualsiasi azione che potrebbe intensificare le tensioni nella penisola coreana”. Un monito più che un invito: a pochi giorni dalla parata militare del 3 settembre per i 70 anni della vittoria della Cina sul Giappone nella Seconda guerra mondiale, Pechino non vuole imprevisti per la “sua festa”. I 12.000 soldati e i 200 aerei serviranno a mostrare lo sviluppo delle forze armate cinesi, incluso il Dongfeng (vento dell’est)-41, capace di trasportare testate nucleari e di raggiungere il territorio Usa.

(di Antonio Fatiguso) (ANSA)

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