Isis: antico monastero cattolico raso al suolo in Siria

Isis: distrugge monastero cattolico in Siria
Isis: distrugge monastero cattolico in Siria
Isis: distrugge monastero cattolico in Siria

BEIRUT. – Il monastero cattolico di Sant’Elian nella Siria centrale è stato distrutto dai jihadisti dello Stato islamico (Isis) e gran parte degli abitanti di Qaryatayn, cittadina dove sorgeve il luogo sacro fino a pochi anni fa abitata sia da cristiani sia da musulmani, sono stati sequestrati e portati verso Raqqa, la ‘capitale’ dell’Isis nella Siria settentrionale. Né si ha notizia del priore del monastero, padre Jacques Murad, rapito lo scorso maggio. Nella Siria in guerra prosegue così con sempre maggiore violenza la pulizia a sfondo confessionale, scatenata dai jihadisti dello Stato islamico contro i cristiani e le comunità musulmane non sunnite, e poi attuata anche dalle forze lealiste e dagli alleati filo-iraniani, i miliziani sciiti di Hezbollah, contro civili sunniti delle regioni di Homs e di Damasco.

Nelle ultime ore l’Isis ha pubblicato una sequenza di foto con cui ha documentato la distruzione del monastero di Sant’Elian a Qaryatayn, fondato nel 432 d.C. La cittadina, situata tra Palmira e Homs, era caduta nelle mani dei jihadisti lo scorso 7 agosto, dopo esser stata per decenni un centro di incontro tra cristiani – per lo più siriaci – e musulmani, e per secoli crocevia di uomini e merci dalla Mesopotamia verso il Levante e il Mediterraneo. Le immagini diffuse dall’Isis mostrano ciò che resta della chiesa di pietra a tre navate, della cripta sotterranea, della tomba del santo – protomartire cristiano originario di Homs e ucciso dai romani nel 3/o secolo – profanata assieme agli altri locali del monastero.

Osama Edward, direttore della rete dei diritti umani dei cristiani siriaci citato dall’Associated Press, riferisce che il monastero era stato già danneggiato dai bombardamenti governativi nelle ultime due settimane e che l’Isis ha “completato la distruzione del convento”. Altre fonti da Qaryatayn confermano la demolizione del monastero da parte dei jihadisti che, secondo i racconti, avevano in precedenza rimosso la campana della chiesa.

Non si hanno notizie degli antichi manoscritti custoditi in una sala del convento. Ma si teme che come molti altri oggetti e reperti di valore i testi sacri siano già sulla strada del contrabbando internazionale di cui l’Isis è solo uno dei beneficiari. Nei giorni scorsi i jihadisti avevano ucciso l’anziano ex responsabile delle antichità del sito archeologico di Palmira. E da quando si sono impadroniti di ampie zone della Siria e dell’Iraq hanno distrutto numerose moschee, chiese, antichi templi e siti archeologici.

Il monastero di Sant’Elian era stato restaurato nei primi anni 2000 grazie agli sforzi di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita che guidava la comunità monastica di San Mosè (Mar Musa) di cui il convento faceva parte. Dall’Oglio è scomparso a Raqqa nel luglio del 2013 e di lui si sono perse le tracce. Diverse fonti affermano che il prete romano è in mano ai jihadisti dell’Isis. La stessa sorte sarebbe toccata al priore di Sant’Elian, padre Murad, per oltre vent’anni a fianco di Dall’Oglio nel suo lavoro. Dallo scoppio delle violenze in Siria, padre Murad aveva aperto le porte del convento di Qaryatayn a centinaia di famiglie cristiane e musulmane della regione di Homs.

(di Lorenzo Trombetta/ANSA)

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