Bufera su mercati, stime crescita Italia a rischio

A Chinese stock investor monitors stock prices at a brokerage house in Hangzhou in eastern China's Zhejiang province Tuesday Aug. 25, 2015. (Chinatopix via AP) CHINA OUT
A Chinese stock investor monitors stock prices at a brokerage house in Hangzhou in eastern China's Zhejiang province Tuesday Aug. 25, 2015.  (Chinatopix via AP) CHINA OUT
A Chinese stock investor monitors stock prices at a brokerage house in Hangzhou in eastern China’s Zhejiang province Tuesday Aug. 25, 2015.
(Chinatopix via AP) CHINA OUT

ROMA. – La sindrome cinese che si sta abbattendo sui mercati dà segni di allentamento dopo la poderosa iniezione di liquidità della banca centrale di Pechino ma se proseguisse potrebbe mettere a dura prova le previsioni di crescita. Questo anche se, a differenza delle crisi planetarie precedenti, la reazione è immediata e proprio le banche centrali sono più attrezzate a parare il colpo. Il premier Matteo Renzi getta acqua sul fuoco e nella sua prima uscita dopo la pausa estiva lancia un messaggio di ottimismo: “ad agosto – spiega – ho visto grandi polemiche sul pil che cresce poco. Per mesi siamo stati in una situazione di difficoltà del pil e ora che torna a crescere i giornali dicono: ‘cresce poco’. È chiaro che lo 0,5% non basta ma, guardando, i numeri stanno cambiando”.

I segnali, dunque, ci sono. Inoltre “se avessimo lo spread che c’era l’ultimo mese che Berlusconi era al governo avremmo 9 miliardi in più di interessi da pagare. Non ci fermiamo mai a dire che le cose stanno cambiando e vediamo solo gli aspetti negativi. Oggi sul ‘Il Sole 24 Ore’ si vede che da gennaio le borse sono tutte in negativo, vedrai che Shanghai proseguirà, ma Milano ha un +7,5%. Non è merito del governo ma se smettiamo di piangere l’Italia può ripartire”. E per ripartire la ricetta del premier inizia dal fisco.

Renzi conferma l’intenzione di azzerare con la manovra la tassazione sulle prime case anche perchè “in Italia la tassazione è esagerata”. Ma in generale è indubbio che la contrazione della crescita cinese, ad esempio, metterà un freno all’export dall’occidente e dunque all’incremento della produzione industriale. E in un momento di consumi interni appena in leggerissima risalita questo potrà condizionare non poco il prodotto interno. Una situazione che chiaramente potrà avere un impatto importante anche sull’Italia. Se infatti nella nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre si scontava per quest’anno una crescita dello 0,6% che nel 2016 arrivava al +1,4% gli ultimi segnali non fanno proprio ben sperare.

Ma, ad esempio, c’è da considerare anche il minor esborso alla voce ‘energia’ dovuto al crollo del prezzo del petrolio ormai sotto i 40 dollari al barile. Insomma i giochi sono ancora del tutto aperti e il Tesoro avrà ben da ‘simulare’ per mettere a punto le prossime previsioni del documento di economia e finanza che però, come ogni anno, avranno diverse declinazioni in rapporto agli scenari possibili. E una variabile quest’anno è particolarmente sott’occhio: il deficit-pil.

Il Governo ipotizza infatti di chiedere a Bruxelles maggior flessibilità legata agli investimenti. Il che si tradurrebbe in un rapporto deficit-pil più alto del programmato che attualmente è all’1,8% (2,6% nel 2015). Questo nelle intenzioni del Governo libererebbe circa 5 miliardi che è poi più o meno la stessa cifra che servirebbe a togliere la Tasi sulle prime case, l’Imu agricola e l’imposizione sugli ‘imbullonati’.

Un plauso arriva dalla Confedilizia che chiede al premier di procedere abbattendo la tassazione sull’intero settore immobiliare. Preoccupazioni della Cgia che si chiede dove il governo reperirà i circa 18 miliardi per eliminare l’effetto delle clausole di salvaguardia.