Usa, morire in diretta Tv: il killer filma la scena, la posta sui social e si spara

Un frame della diretta tv riguardante l'uccisione di reporter e cameraman
Un frame della diretta tv riguardante l'uccisione di reporter e cameraman
Un frame della diretta tv riguardante l’uccisione di reporter e cameraman

NEW YORK. – Morire in diretta tv durante un’intervista in strada. E’ la sorte toccata alla reporter di un’emittente locale di Ranoke, in Virginia, e al suo cameraman, vittime di un ex collega. Quest’ultimo ha filmato il duplice omicidio e poi, mentre era in fuga, ha postato il video sui social media: Twitter, Facebook, Youtube. E l’America ancora una volta si interroga su quante tragedie vengono causate dalle armi da fuoco. “Troppe”, commenta la Casa Bianca, furiosa contro un Congresso che sotto la pressione delle lobby non riesce a varare una pur minima stretta sulla vendita di pistole e fucili. “Non si può più aspettare”, concorda la candidata presidenziale Hillary Clinton.

L’unico sospiro di sollievo nell’ambito di questo nuovo dramma è che il killer è stato preso, dopo una caccia all’uomo durata ore e la paura per le tante scuole presenti nell’area. Quando i poliziotti si sono avvicinati all’auto dell’uomo hanno scoperto che si era sparato con la sua stessa pistola. Trasportato in ospedale è morto poche ore dopo. In gravi condizioni, invece, la direttrice della Camera di commercio locale che al momento della sparatoria stava parlando live alle telecamere della WDBJ7, una affiliata della Cbs. Ad intervistarla era Alison Parker, 24 anni, supportata dal cameraman Adam Ward, 27 anni. Vester Lee Flanagan, 41 anni, afroamericano, anch’egli ex reporter della WDBJ7, ha ripreso il momento in cui si è avvicinato e ha aperto il fuoco contro Alison.

Immagini da lui stesso riprese con lo smartphone e che si aggiungono a quelle agghiaccianti catturate con la telecamera da Ward prima di essere a sua volta colpito dal killer. Urla e terrore piombati nelle case di migliaia di telespettatori all’ora di colazione. Flanagan sul lavoro era noto a tutti con un altro nome, Bryce Williams, lo pseudonimo utilizzato per il suo account Twitter. A innescare tanta follia sarebbe stato il disagio vissuto dall’uomo, che in un fax di 23 pagine inviato alla Abc News subito dopo il duplice omicidio ha spiegato di essere stato vittima di discriminazione razziale, molestie sessuali e di bullismo sul lavoro: “Ho tutto il diritto di essere arrabbiato, e la strage della Chiesa di Charleston (dove a giugno sono stati assassinati nove afroamericani, ndr) è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

L’uomo, poi, su Twitter ha tentato di spiegare il suo gesto, postando messaggi mentre la polizia lo inseguiva: “Alison ha fatto commenti razzisti. L’hanno assunta dopo questo?”. Aggiunge che aveva denunciato il comportamento della collega alla Equal Employment Opportunity Commission, e che alla fine ad essere assunto definitivamente alla WDBJ7 era stato un altro e non lui. Dunque, il movente potrebbe essere anche un rancore represso per troppo tempo.

Il governatore della Virginia Terry McAuliffe, del resto, ha parlato esplicitamente di una persona infelice, scontenta sul lavoro. E le ultime parole dell’uomo sono quelle proferite in una telefonata fatta alla Abc subito dopo la tragedia: “Ho appena ucciso due persone. La polizia mi insegue”.

(Ugo Caltagirone/Ansa)

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