Atletica: Van Niekerk oro show, ma è ancora sfida tra Bolt e Gatlin

Usain Bolt (L) of Jamaica and Anaso Jobodwana of South Africa cross the line placing 1st and 2nd respectively in their race in the men's 200m semi finals during the Beijing 2015 IAAF World Championships at the National Stadium, also known as Bird's Nest, in Beijing, China, 26 August 2015. EPA/SRDJAN SUKI
 Usain Bolt (L) of Jamaica and Anaso Jobodwana of South Africa cross the line placing 1st and 2nd respectively in their race in the men's 200m semi finals during the Beijing 2015 IAAF World Championships at the National Stadium, also known as Bird's Nest, in Beijing, China, 26 August 2015.  EPA/SRDJAN SUKI
Usain Bolt (L) of Jamaica and Anaso Jobodwana of South Africa cross the line placing 1st and 2nd respectively in their race in the men’s 200m semi finals during the Beijing 2015 IAAF World Championships at the National Stadium, also known as Bird’s Nest, in Beijing, China, 26 August 2015. EPA/SRDJAN SUKI

PECHINO. – Il manifesto della quinta giornata di gare dei Mondiali è il tuffo sul filo di tre atleti: il sudafricano Wayde Van Niekerk, lo statunitense Lashawn Merrit, e il grenadino Kirani James, attori della più bella rappresentazione, almeno finora, di questa rassegna iridata. La finale dei 400 è un concentrato di bellezza da togliere il fiato: la vince il 23enne Van Niekerk in 43.48, mondiale stagionale, quarta prestazione iridata di tutti i tempi, davanti a Merrit, 43.65 (sesta prestazione di sempre, mai nessuno secondo con un tempo del genere) e a James, 43.78. Pronti, via, il sudafricano e lo statunitense partono come saette: la seconda curva non vede cedimenti, e il rettilineo finale è una battaglia; la spunta Van Niekerk, e a nulla vale il tuffo di Merritt sul traguardo.

In tribuna, la squadra sudafricana canta di felicità per il trionfo della nuova stella. Il Kenya incappa nelle maglie dell’antidoping (la Iaaf ha ufficializzato la notizia delle positività delle quattrocentiste Koki Manunga e Joyce Zakari) ma brinda all’oro di uno dei suoi figli più amati e riconosciuti nell’atletica: il giavellottista Julius Yego, vincitore con un lancio dalla gittata clamorosa, misurato ai 92,72m della terza prestazione mondiale di sempre. Un exploit, quello dell’africano, di certo non inatteso, dopo i progressi fatti segnare fino al 91,39 realizzato a Birmingham, in Diamond League. La spallata arriva al terzo turno di lanci, e sconvolge la classifica: prima, per il vincitore, solo un 82,42; dopo, ovviamente, nient’altro. Anche l’argento va ad un atleta africano, l’egiziano Abdelraman El Sayed, capace di 88,99, misura che rimette in discussione anni di equilibri e gerarchie, in una specialità in cui da tre anni a questa parte nuovi paesi emergono fino al vertice. Il bronzo finisce al collo del finlandese Tero Pitkamaki, uno abituato a salire sul podio.

L’oro dei 400hs era stato prenotato dalla 29enne ceca Zuzana Hejnova, regolare quest’anno (otto vittorie in dieci gare, di cui le ultime 7 consecutive; imbattuta dal 20 di giugno). Qui ha fatto corsa a sè, chiudendo a suon di primato mondiale stagionale, portato a 53.50. Alle sue spalle le americane Little (53.94) e Tate (54.02).

Colpi di scena a ripetizione nella finale dell’asta. Se la aggiudica la cubana Yarisley Silva, grazie ad un salto pennellato a 4,90, nell’ultimo tentativo a disposizione. E’ il colpo del Ko alla brasiliana Fabiana Murer, fino a quel momento leader della graduatoria con 4,85 (la stessa misura valicata dalla cubana, indietro in classifica per via degli errori commessi a 4,70). La greca Nikoleta Kyriakopolou si prende il bronzo. Due saltatrici, Murer e Silva che hanno in comune esperienze di allenamento italiane, tra Formia (dove la brasiliana ha risieduto a lungo) e Roma.

Ancora Kenya nei 3000 siepi donne: vince Hyvin Kiyeng Jepkemoi in 9:19.11, in uno sprint al calor bianco che vede coinvolte anche la tunisina Habiba Ghribi (9:19, 24, argento) e la tedesca Gesa Felicitas Krause (9:19.25, bronzo). La corsa è tutta nei 1000 metri finali (2:56.84), corsi senza riserve dopo un primo duemila alla caccia dell’indiana Lalita Babar, lepre solitaria per cinque giri.

Ma era anche la giornata delle semifinali dei 200 metri, nuova puntata della saga Bolt-Gatlin, ancora una volta protagonisti sulla velocissima pista del Bird’s Nest. E come già accaduto nei 100, lo statunitense si fa ingolosire dalla propria condizione e, malgrado il vistoso rallentamento finale, chiude in 19.87. Tempo che rischia di diventare nuovo macigno – psicologicamente parlando – in vista del turno per le medaglie. Bolt prosegue invece nella sua gestione al risparmio: curva corsa con convinzione, e rettilineo in scioltezza, evitando di sprecare energie. In ogni caso, con un tempo di 19.95, il secondo nel computo complessivo. Giovedì alle 14.55 ora italiana la nuova sfida tra i due contendenti: Gatlin correrà in quarta corsia, Bolt in sesta.

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