Usa2016: Hillary, sui migranti la destra è “come i nazisti”

2016 US Democratic presidential candidate and former Secretary of State, Hillary Clinton, addresses the media following a town hall meeting in Exeter, New Hampshire, USA, 10 August 2015. EPA/CJ GUNTHER
 2016 US Democratic presidential candidate and former Secretary of State, Hillary Clinton, addresses the media following a town hall meeting in Exeter, New Hampshire, USA, 10 August 2015.  EPA/CJ GUNTHER
2016 US Democratic presidential candidate and former Secretary of State, Hillary Clinton, addresses the media following a town hall meeting in Exeter, New Hampshire, USA, 10 August 2015. EPA/CJ GUNTHER

NEW YORK. – Mentre l’Europa vive l’emergenza profughi più drammatica dal dopoguerra, negli Stati Uniti il tema dell’immigrazione infiamma la campagna elettorale per le presidenziali del 2016. A infuocare il clima soprattutto le parole di Hillary Clinton, che ha attaccato i candidati della destra con parole durissime, accusandoli di voler ricorrere a deportazioni di massa che ricordano – ha sottolineato – i metodi dei nazisti.

“Vogliono deportarli nei carri merci”, ha denunciato l’ex segretario di stato riferendosi agli 11 milioni di immigrati senza documenti, in grandissima maggioranza ispanici, che vivono e per lo più lavorano negli Usa. Quelli che l’amministrazione Obama ha cominciato a regolarizzare, grazie al decreto varato nel novembre scorso dalla Casa Bianca, con cui il presidente ha aperto le porte del sogno americano a circa 5 milioni di irregolari. La riforma dell’immigrazione più significativa mai fatta negli ultimi 30 anni in Usa. Ma il flusso dal confine col Messico è continuo, col preoccupante e crescente fenomeno dei bambini non accompagnati.

Così il magnate del mattone Donald Trump, finora il vero mattatore della campagna elettorale, oltre alla costruzione di un muro alla frontiera sud degli Stati Uniti, propone anche di cacciare dal Paese tutti gli immigrati illegali, compresi i figli nati sul suolo americano, superando eventualmente il 14/mo emendamento della Costituzione che riconosce il diritto di cittadinanza a chi nasce in Usa. Una linea dura, quest’ultima, che per molti osservatori ricorda la sorte subita da tantissime famiglie ‘Mexican-American’, che negli anni della Grande Depressione furono costrette a lasciare gli Usa, nonostante in molti avessero il diritto di risiedervi e di lavorare. Ma la teoria secondo cui in un periodo di gravissima crisi queste persone ‘rubavano’ il lavoro agli americani finì per prevalere.

E non c’è solo Trump: il governatore repubblicano del New Jersey, Chris Christie, promette: “Se sarò eletto presidente combatterò l’immigrazione illegale creando un sistema in grado di ‘tracciare’ gli immigrati come un pacco della FedEx”. Christie ha quindi assicurato che chiederà esplicitamente al numero uno della famosa società di spedizioni di mettere a punto un sistema di tracciabilità che sia efficace, come quello ideato per le buste e le scatole di cui la FedEx si serve per le spedizioni da una parte all’altra del pianeta.

Più moderato Jeb Bush, che però ha sollevato un polverone con una gaffe in diretta radiofonica parlando di “anchor babies”, l’espressione con cui vengono definiti i bambini fatti nascere negli Stati Uniti dagli immigrati illegali affinché venga riconosciuta al nascituro la nazionalità americana. Un’espressione giudicata offensiva, che è costata a Bush un mare di critiche, tanto da fargli saltare i nervi: “Avete un termine migliore? Datemi un termine migliore e io lo uso”, ha replicato lui seccatissimo, temendo di pregiudicare la sua linea volutamente più pacata e “presidenziale” rispetto a gran parte degli altri candidati repubblicani, con in testa Trump. Che già all’esordio della campagna elettorale aveva descritto i messicani come “stupratori e spacciatori di droga”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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