Papa: basta stragi di migranti, crimine che offende l’umanità

A migrants is helped disembark from Italian Coast Guard ship Diciotti at the Messina harbor in Sicily, Italy, Saturday, Aug. 29, 2015. (ANSA/AP Photo/Carmelo Imbesi)
A migrants is helped disembark from Italian Coast Guard ship Diciotti at the Messina harbor in Sicily, Italy, Saturday, Aug. 29, 2015.  (ANSA/AP Photo/Carmelo Imbesi)
A migrants is helped disembark from Italian Coast Guard ship Diciotti at the Messina harbor in Sicily, Italy, Saturday, Aug. 29, 2015. (ANSA/AP Photo/Carmelo Imbesi)

CITTA’ DEL VATICANO. – Il Papa fa sentire la sua voce perché si evitino altre stragi di migranti, dopo gli ultimi casi con le decine di vittime ammassate nelle stive dei barconi o nei cassoni dei Tir: “crimini che offendono l’intera famiglia umana”, li definisce, per impedire i quali occorre “cooperare con efficacia”. Francesco ha voluto lanciare il suo nuovo appello, sollecitando anche la preghiera dei fedeli, fortemente turbato dalla vicenda del Tir abbandonato sull’autostrada in Austria, con all’interno decine di migranti morti.

“Purtroppo anche nei giorni scorsi – ha detto all’Angelus in Piazza San Pietro – numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi. Per tutti questi fratelli e sorelle, prego e invito a pregare”. Ricordando la presenza in piazza dell’arcivescovo di Vienna, in questi giorni a Roma per l’annuale seminario degli ex-allievi di Joseph Ratzinger, “in particolare, mi unisco al cardinale Schoenborn – che oggi è qui presente – e a tutta la Chiesa in Austria”, ha detto il Pontefice, “nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna”.

“Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio – ha proseguito -; e a Lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana”. “Preghiamo in silenzio per tutti i migranti che soffrono e per quelli che hanno perso la vita”, è stato quindi il suo invito ai fedeli. Le parole del Papa sulle tragedie dell’immigrazione, al centro di suoi innumerevoli appelli affinché finisca l’ecatombe nel Mediterraneo, hanno seguito significative considerazioni sul fatto che “l’osservanza esteriore della legge non è sufficiente per essere dei buoni cristiani”.

“Come per i farisei – ha spiegato commentando il Vangelo di oggi -, esiste anche per noi il pericolo di considerarci a posto o, peggio, migliori degli altri per il solo fatto di osservare delle regole, delle usanze, anche se non amiamo il prossimo, siamo duri di cuore, siamo superbi, orgogliosi”. Per Bergoglio, “l’osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti”, come “ricercare la giustizia e la pace, soccorrere i poveri, i deboli, gli oppressi”.

Francesco ha detto chiaramente che quella delle persone che “si dicono molto cattoliche e vanno spesso in chiesa ma dopo, nella loro vita quotidiana, trascurano la famiglia, parlano male degli altri e così via” è “una contro-testimonianza cristiana”. Insomma, ha avvertito, “se il cuore non cambia non siamo veri cristiani”. Anzi, “senza un cuore purificato”, “tutto è doppio”, è “una doppia vita”, piena di “ipocrisia”. “Questo è l’aggettivo che Gesù dice ai farisei: ‘ipocriti’, perché dicono una cosa e ne fanno un’altra”, ha ricordato.

Un ulteriore richiamo è stato rivolto dal Papa “ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa”, e “alla comunità internazionale perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi” sui cristiani perseguitati “in Medio Oriente e in altre parti del mondo”. L’occasione è stata la beatificazione, ieri ad Harissa, in Libano, del vescovo siro-cattolico Flaviano Michele Melki, martirizzato cento anni fa nelle persecuzioni anti-cristiane dell’Impero ottomano.

“Oggi ci sono più martiri che non nei primi secoli”, ha sottolineato Bergoglio, auspicando che la beatificazione di questo “vescovo martire” infonda nei cristiani sotto attacco “consolazione, coraggio e speranza”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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