Pil meglio del previsto, bene lavoro. Renzi: Italia riparte

Una manifestazione di disoccupati a Napoli in una recente immagine d'archivio. ANSA CIRO FUSCO
Una manifestazione di disoccupati a Napoli in una recente immagine d'archivio.  ANSA  CIRO FUSCO
Una manifestazione di disoccupati a Napoli in una recente immagine d’archivio.
ANSA CIRO FUSCO

ROMA. – L’economia italiana cresce un po’ più del previsto e, questa volta, si porta dietro anche il mercato del lavoro, tradizionalmente più lento a reagire agli stimoli. Tra gennaio e marzo il Pil è aumentato dello 0,4% e nel trimestre successivo dello 0,3%, in entrambi i casi con una revisione al rialzo da parte dell’Istat dello 0,1% rispetto alle prime stime. La percentuale sembra quasi impercettibile, si tratta pur sempre di uno zero virgola, ma basta a ribaltare la visuale e a diffondere un nuovo ottimismo nel governo. Anche perché i numeri sulla crescita sono stati accompagnati da quelli – probabilmente ancor più positivi – sull’occupazione, mai così alta da tre anni, e sulla disoccupazione, mai così bassa da due anni. Segnali positivi anche dal fabbisogno: i conti di cassa dello Stato migliorano di 19 miliardi nei primi 8 mesi.

Un boccone ghiottissimo per Matteo Renzi che, come nelle grandi occasioni, non usa solo twitter ma commenta in un videomessaggio. Dopo aver bucato la gomma, l’Italia riparte finalmente “con la carica giusta”, spiega il premier su youtube, grazie anche e soprattutto alle riforme messe in campo dall’esecutivo, Jobs Act in primis. “Non siamo ancora maglia rosa, ma siamo rientrati nel gruppo”, insiste il presidente del consiglio, che getta il cuore oltre l’ostacolo e invita tutti, a qualsiasi parte politica si appartenga, a remare nella stessa direzione per raggiungerla velocemente quella maglia rosa.

Il tono è più prudente ma anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, condivide la stessa linea. Il titolare del Tesoro parla dei dati Istat finalmente come di stime “ragionevoli e affidabili” che delineano finanze sotto controllo e danno respiro alla ripresa. La direzione intrapresa con le riforme (quelle che ci hanno garantito e probabilmente ci garantiranno la flessibilità Ue sui conti pubblici) è, per Padoan, quella giusta. Dopo il gelo legato ai dati preliminari di agosto, con queste revisioni al rialzo l’obiettivo di chiudere il 2015 con una crescita dello 0,7% è del resto ormai a un passo, visto che la crescita acquisita per l’anno è dello 0,6%. Insomma, #cisiamo, twitta il ministro.

Anche per Giuliano Poletti i numeri sul lavoro confermano l’avvio della ripresa, mentre una voce dissonante arriva da Giorgio Squinzi. Il presidente degli industriali, che pure hanno beneficiato di molte delle riforme renziane, imputa il segno più non a particolari meriti italiani ma ai noti fattori esterni, calo del petrolio, quantitative easing della Bce e svalutazione dell’euro. Il +0,3% del secondo trimestre non è peraltro sufficiente per sedersi sugli allori.

Sia le parole di Squinzi che quelle di Renzi vengono però interpretate dalla Camusso come pura propaganda, di fronte a dati che comunque, secondo il leader della Cgil, vanno valutati con attenzione. Di ”dati incoraggianti” parla invece il segretario Cisl, Annamaria Furlan che spiega però che ”è presto per cantare vittoria”. Effettivamente, a guardare i numeri, a luglio un’inversione di tendenza nel mercato del lavoro c’è stata. Dopo due mesi di difficoltà, l’occupazione è tornata a crescere, aggiungendo 44 mila occupati rispetto a giugno e 235 mila rispetto a luglio 2014. La disoccupazione è scesa al 12%, cioè al minimo dal 2013, ed anche quella giovanile è diminuita di 2 punti e mezzo, scendendo al 40,5%.

Nel secondo trimestre è invece continuato, secondo l’Istat “a ritmo più sostenuto”, l’aumento su base annua del numero di dipendenti a tempo indeterminato, con un rialzo dello 0,7%, ovvero di 106 mila unità. L’incremento riguarda in questo caso gli ultra 50enni e interessa soprattutto le donne. Notizie positive arrivano anche dal fabbisogno: nei primi 8 mesi dell’anno si è attestato a circa 31,7 miliardi, con un miglioramento di 19 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2014. Ad agosto un lieve peggioramento c’è stato, ma legato alla sentenza della Consulta sulle pensioni.

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