La marcia dei migranti, esodo da Budapest verso Vienna

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BUDAPEST. – Un esodo di massa a piedi, in autostrada e lungo i binari, per scappare dall’Ungheria verso l’ovest, verso l’Austria e poi l’agognata Germania, con in mano le bandiere europee e i ritratti di Angela Merkel. È la foto di un’altra drammatica giornata di scontri e tensione nel paese di Viktor Orban, nel cuore d’Europa, alle prese con la crisi dei migranti. In questo scenario Budapest ha dichiarato lo “stato d’emergenza”.

Il parlamento – con i voti della maggioranza governativa e degli estremisti di Jobbik – ha approvato un pacchetto di leggi molto restrittive per fronteggiare la crisi, con la creazione di zone di transito sul confine per bloccare gli arrivi e l’inasprimento dei criteri per concedere l’asilo. “Se permetteremo a tutti di venire sarà la fine dell’Europa”, ha tuonato Orban, attribuendo ancora una volta tutte le colpe alla “cattiva comunicazione del governo tedesco”. Centinaia di migranti bloccati da giorni nella stazione ferroviaria Keleti di Budapest, esasperati dall’impossibilità di accedere ai treni, si sono messi in marcia: a piedi, lungo l’autostrada, e il loro obiettivo al momento è Vienna.

Controllati a vista della polizia, sono in gran parte giovani uomini, ma non mancano donne e bambini. Non vedono una via d’uscita e sono disposti a percorrere a piedi i 240 chilometri che separano la capitale ungherese da quella austriaca. Alcuni avevano in mano il ritratto della Merkel, la cancelliera che ha aperto le porte ai profughi siriani congelando di fatto il regolamento di Dublino.

Decisi a raggiungere l’ovest, i migranti hanno attraversato il centro della capitale, poi il Danubio sul ponte Elisabetta e si sono diretti verso l’autostrada M1 (Budapest-Vienna). In serata, mentre le persone si accampavano per la notte ai bordi dell’autostrada, il governo ungherese ha fatto sapere che invierà degli autobus per portare i migranti al confine con l’Austria. Perché, ha spiegato in Parlamento un collaboratore di Orban, la sicurezza della rete autostradale ungherese non può essere messa a rischio.

Altri 500 migranti in giornata hanno protestato resistendo alla polizia a Bicske, la cittadina a nordovest di Budapest che ospita uno dei 5 centri del Paese per i richiedenti di asilo, dove il treno partito ieri dalla capitale si era fermato. Si tratta di tutti quelli che avevano preso d’assalto un treno dalla destinazione non chiara nell’illusione di poter proseguire il loro viaggio verso l’Europa occidentale. A Bicske, dove sono stati fermati per essere condotti invece in un campo profughi, si sono rifiutati di seguire le disposizioni. E la polizia non ha consentito loro di lasciare il convoglio. In serata centinaia di persone hanno forzato il blocco delle forze dell’ordine e si sono sparpagliate fra i campi, proseguendo la fuga lungo i binari. Un uomo sulla cinquantina, di origine pachistana, scappando dalla polizia è caduto e ha battuto la testa, perdendo la vita.

Non è stato l’unico focolaio di protesta. Un altro blocco è stato forzato a Roeszke, sul confine sud dell’Ungheria, dove trecento persone hanno lasciato il centro di accoglienza. Qui i migranti erano esasperati dalla lentezza delle procedure di registrazione. Hanno invaso l’autostrada e per la polizia ci sono volute diverse ore per radunarli e riportarli al centro. Insomma, per le forze dell’ordine e per le autorità ungheresi la situazione sta finendo chiaramente fuori controllo. E il caos sembra destinato ad aumentare: nelle ultime 24 ore sono arrivati 3.313 migranti e profughi in Ungheria, segnando un nuovo record del flusso in una sola giornata. Provengono per lo più da Siria, Afghanistan e Pakistan.

(di Peter Magyar/ANSA)

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