Ottimismo a Cernobbio, ma aleggia lo spettro della Cina sulla ripresa

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CERNOBBIO (CO). – La ripresa, per quanto fragile, c’è. Tira aria di ottimismo al workshop Ambrosetti di Cernobbio. Al tradizionale appuntamento sul lago di Como, dove arriverà per la prima volta il premier Matteo Renzi, manager, imprenditori ed economisti vedono per la prima volta un po’ rosa, pur con l’incognita rappresentata dal rallentamento dell’economia cinese. Il 71,3% dei partecipanti ai lavori indica, in un sondaggio, di prevedere una crescita del fatturato della propria azienda di oltre il 10% (36,9%) o inferiore al 10% (34,6%). Nella passata edizione la percentuale si fermava al 55,6%. Il 53,5% degli imprenditori presenti pensa poi di assumere (era solo il 31,5% nel 2014): l’11% aumenterà l’organico di oltre il 10%, il 42,5% di meno del 10 per cento.

Buona parte farà investimenti e non lontano da casa: il 38,5% crescerà in Italia, il 23,8% in Europa. Certo la Cina fa paura (il 36,2% la considera un fattore di crisi che potrebbe avere impatto sul business), così come la frenata di alcuni paesi emergenti (26,2%) mentre preoccupano molto meno Isis, instabilità in Medio Oriente e immigrazione. Intanto al forum si incrociano le dita confidando (lo fa il 58,3%) che la Fed non ritocchi all’insù i tassi da qui a dicembre.

Quanto allo spettro Cina, Nouriel Roubini, economista noto per aver predetto la crisi partita dai mutui subprime, invita a dare il giusto peso. ”I mercati passano da un ottimismo a un pessimismo eccessivo mentre noi dobbiamo essere razionali . La volatilità – prevede – continuerà ancora per un po’ ma non al punto di arrivare a una vera crisi”. Poco seguito raccoglie poi l’allarme del Centro Studi di Confindustria secondo cui la crescita mondiale “è molto più lenta del passato e delle attese” col rischio di “stagnazione secolare”.

Vanta piuttosto il successo dell’Eurozona il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: “Solo un anno fa era considerata un problema per l’economia globale e invece adesso e’ una delle regioni più forti del pianeta”. “Quasi tutti i paesi della zona euro – aggiunge – hanno lasciato la crisi alle loro spalle”. Merito anche del quantitative easing di Mario Draghi.

L’Italia da parte sua ha imboccato la strada giusta, a partire dal lavoro, ma resta altra strada da fare. ”La ripresa è modesta e ancora fragile”, dice Roubini. “Il governo si è mosso nella giusta direzione, ma il ritmo è minore di quello desiderabile”. Contro il rischio stagnazione servono riforme, indica pure l’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

(dall’inviata Marcella Merlo/ANSA)

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