Austria e Germania aprono le frontiere ai migranti

Pubblicato il 05 settembre 2015 da redazione

Refugees receive new clothes as they arrive at the Hauptbahnhof station in Salzburg, Austria, Saturday, Sept. 5, 2015 on their way from Hungary via Vienna to Germany. (ANSA/AP Photo/ Kerstin Joensson)

Refugees receive new clothes as they arrive at the Hauptbahnhof station in Salzburg, Austria, Saturday, Sept. 5, 2015 on their way from Hungary via Vienna to Germany. (ANSA/AP Photo/ Kerstin Joensson)

BERLINO. – Angela Merkel apre le porte e il gesto materializza il sogno dell’Ovest per migliaia di migranti che da giorni anelavano ad oltrepassare il confine ungherese. Sono approdati in Austria e Germania dopo un accordo preso fra Berlino, Vienna e Budapest. Grazie all’intesa, chi aveva tentato di affrontare il viaggio perfino a piedi dopo gli inutili assalti ai treni nella stazione Keleti di Budapest, mettendosi in marcia alla fine lungo i binari o sull’autostrada, è stato all’improvviso caricato sui bus predisposti dal governo di Viktor Orban per poter uscire dal Paese.

E treni carichi di richiedenti asilo sono partiti per la stazione di Nieckelsdorf, sul confine austriaco, dove, fatta scorta di vestiti, coperte, acqua, cibo e scarpe forniti dalla cittadinanza, i migranti sono ripartiti alla volta di Vienna, Salisburgo e, sopratutto – è il sogno di tutti – Monaco di Baviera. Qui la polizia ha affermato di attendere fino a 7mila persone. L’Austria ne ha annunciati in arrivo fino a 10mila, e già poco dopo mezzogiorno ha riferito di averne ricevuti 6.500.

La cancelliera tedesca – che per bocca del suo ministro degli Esteri ha chiesto un vertice straordinario della Ue per superare l’impasse con i Paesi dell’Est – ha ribadito in modo nettissimo la linea di una doverosa solidarietà: “Il diritto d’asilo non ha un limite per quel che riguarda il numero dei richiedenti. Siamo un paese forte, dall’economia sana, abbiamo la forza di fare quanto necessario”, ha messo in chiaro in un’intervista ai media tedeschi. Anche se poi, in una telefonata con il premier ungherese Orban, Merkel ha comunque parlato di “eccezione” riguardo l’apertura indiscriminata delle frontiere insistendo, per il momento, sul rispetto degli accordi di Dublino.

Anche il suo portavoce, Georg Streiter ha chiarito all’Ansa i limiti dell’intesa: “C’era un’emergenza acuta e abbiamo fatto del nostro meglio per risolverla. Ma questo accordo non dura in eterno”. Inoltre, l’apertura delle frontiere non significa che gli “accordi di Dublino non debbano essere rispettati da tutti i Paesi europei” e ovviamente dall’Ungheria, nei prossimi giorni, fino a quando non ci sarà un dispositivo diverso. Mentre “la situazione dimostra che è necessaria una distribuzione per quote eque” nei 28 paesi dell’Ue.

In Ungheria la situazione era al limite, hanno aggiunto dalla cancelleria: “Stava diventando intollerabile, questa gente era in cammino da settimane, gli ungheresi avevano detto che non avrebbero potuto oltrepassare il confine e si sarebbe arrivati a una ulteriore escalation. Lo abbiamo evitato”. L’emergenza ungherese è però solo temporaneamente sotto controllo: Orban ha sentenziato che è tutt’altro che risolta, proprio nelle ore in cui una nuova ondata di migranti prendeva d’assalto ancora una volta la stazione Keleti nella capitale, decidendo di ritentare l’esodo a piedi. Sono almeno un migliaio. Ma stavolta, ha annunciato il governo ungherese, non ci saranno altri bus. Il flusso dovrà essere fermato prima.

E Orban nei prossimi giorni vuole incontrare il cancelliere austriaco Werner Faymann per gestire la situazione. Ci sono molte divergenze di vedute, ha detto senza mezzi termini. Aprendo i confini – i migranti sono passati senza dover esibire alcun documento – la Germania ha tentato insomma di mettere una pezza agli equivoci generati dall’annuncio di qualche giorno fa di uno stop di fatto alle regole di Dublino nel paese, mettendo in moto la sua grande macchina organizzativa per non far degenerare la situazione in Ungheria.

Del resto Merkel, appena qualche giorno fa, ha fatto appello alla “flessibilità tedesca”. E l’incertezza della situazione non lascia alternative: “Non sappiamo quante persone arriveranno. Vedremo. C’è una dinamica in atto, quelli che arriveranno saranno aiutati”, ha affermato in proposito ancora Streiter.

Di fronte all’emergenza e in piena sintonia con le decisioni politiche dei loro leader, moltissimi cittadini tedeschi e austriaci hanno reagito con un grande slancio di solidarietà: “Benvenuti in Germania”, hanno scritto i volontari che hanno accolto tra gli applausi centinaia di profughi nel capoluogo bavarese. Dove i richiedenti asilo hanno trovato viveri, coperte, vestiti e giocattoli. La Germania si prepara ad affrontare la crisi migratoria assicurando di non voler arretrare fra l’altro – lo ha detto Merkel nel videopostcad del sabato mattina – neppure rispetto all’obiettivo del pareggio di bilancio.

I costi per sostenere i migranti ammonteranno nel 2015 a oltre 10 miliardi – il governo ha già annunciato di attendere fino a 800mila arrivi -, secondo cifre che pubblicherà domani la Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’anno scorso erano stati spesi 2,4 miliardi per 203mila asilanti. Non tutti quelli che arrivano potranno restare: quest’anno saranno almeno diecimila, secondo Spiegel, quelli che dovranno lasciare la Germania e tornare nel loro Paese.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)

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