Renzi a Cernobbio, non siamo più un problema economico europeo nè mondiale

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CERNOBBIO (COMO). – Non dà alcuna spiegazione del suo forfait a Cernobbio, lo scorso anno, ma subito rende onore “agli imprenditori grandi e piccoli che hanno retto alla crisi indipendentemente e nonostante la politica”. Alla “prima” davanti al gotha della finanza e dell’imprenditoria, riunito per il Forum Ambrosetti, Matteo Renzi archivia i salotti buoni ma soprattutto la sfiducia nell’Italia. “Non siamo più un problema economico europeo nè mondiale, torniamo a crescere come gli altri ma vogliamo la maglia rosa”, rassicura il premier che, sulla rotta di “un paese più semplice” e con meno tasse, convince Cernobbio.

Accompagnato da Andrea Guerra, arriva in elicottero a Villa D’Este più intenzionato ad ascoltare manager e banchieri che a perorare la causa del governo. Dopo un intervento di circa mezz’ora, si intrattiene per oltre un’ora nel classico appuntamento a porte chiuse. C’è un aspetto che gli imprenditori vogliono subito capire dal presidente del consiglio: se il governo dura o se nuove elezioni sono alle porte. “Andiamo serenamente fino al 2018”, garantisce Renzi convinto che il percorso delle riforme andrà avanti. E ancora di più della sua determinazione a farcela anche se “per come è fatto il nostro paese ci sarà da discutere, in questi mesi l’ho già fatto con molti”, dai sindacati agli insegnanti fino alla “mia minoranza che mi ha contestato sempre”.

Solo pochi cenni alla politica, al premier interessa dimostrare che “una nuova generazione sta cambiando le regole del gioco” e che le riforme danno i frutti. A partire dal jobs act grazie al quale in 18 mesi si sono recuperati 263mila posti, il 25 per cento di quelli persi durante la crisi. Sui dati della crescita il presidente del consiglio non fa trionfalismi: “Siamo tornati a crescere come gli altri paesi ma questo non ci basta, per ambire alla maglia rosa bisogna correre più forte”.

L’Italia, è convinto Renzi, sarà “nei prossimi 24 mesi” uno dei paesi più interessanti in cui investire. E questo grazie alle riforme fatte, dal jobs act alla Pa, e a quelle in cantiere, riforma istituzionale in primis. Anche se “noi saremo inflessibili nella riduzione del nostro debito”, la priorità del premier è “incoraggiare” l’economia. E la ricetta è quella che ogni imprenditore vuole sentirsi dire: l’abbassamento della pressione fiscale, a partire, nella legge di stabilità, dall’abolizione della Tasi per poi continuare negli anni successivi con un taglio di Irap e Irpef.

Su come il governo troverà le risorse o su altri capitoli della manovra, Renzi non entra nel dettaglio e, ad una domanda sull’entità della spending review, spiega che “dire che dà risultati immediati non è vero, è una barzelletta”, gli effetti si vedono nei 5 anni successivi. Così come, a Luigi Abete che gli chiede se a breve ci sarà una riforma delle pensioni, il premier risponde che il sistema pensionistico funziona.

Davanti alla platea di Cernobbio, il leader Pd rivendica il compito della politica, “non dei tecnici”, di dare una direzione che sia anche “visione e speranza”. In sala lo ascolta il “tecnico” Mario Monti mentre Enrico Letta, che aveva moderato un dibattito in mattinata, è impegnato, in contemporanea, in un incontro con i giovani del Forum Ambrosetti. Ma a Renzi, più che del giudizio dei suoi predecessori, interessa cambiare la mentalità degli italiani: “C’è da lavorare duro ma bisogna uscire dall’idea del ‘resistere, resistere, resistere’, del piangersi addosso perchè l’Italia è una miniera di opportunità”.

(dell’inviato Cristina Ferrulli/ANSA)

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