Euro 2016: Feste, vulcani e gol. Ben arrivata Islanda

Pubblicato il 07 settembre 2015 da redazione

Iceland's players celebrate after the UEFA EURO 2016 group A qualifying soccer match between Iceland and Kazakhstan at the Laugardalsvollur stadium in  Reykjavik, Iceland, 06 September 2015.  EPA/STRINGER ICELAND OUT

Iceland’s players celebrate after the UEFA EURO 2016 group A qualifying soccer match between Iceland and Kazakhstan at the Laugardalsvollur stadium in Reykjavik, Iceland, 06 September 2015. EPA/STRINGER ICELAND OUT

ROMA. – Feste, vulcani e gol. Benvenuta in Europa, Islanda. La nazionale nata da un programma governativo di lotta a alcool e fumo tra i giovani celebra il suo storico approdo a Francia 2016. E il calcio che conta saluta l’ingresso della più stupefacente squadra dell’ultimo decennio. Una nazione di 329.100 abitanti, il più piccolo paese mai ammesso a un Europeo, una squadra con giocatori-registi cinematografici come il portiere Halldorsson, una scalata della classifica Fifa dal posto numero 134 al 23 in soli quattro anni.

Bastano i numeri? No, non bastano a raccontare. ”Ora mi pento di non aver dichiarato la festa nazionale”, ha postato su Facebook nella notte il premier Sigmundur Gunnlagsson, aggiungendo che andava da sé che anche senza un provvedimento ad hoc locali e ristoranti potevano rimanere aperti tutta la notte per la squadra, ”tanto nessuno dirà loro di andare a letto…”. Errore, perché a Reykjavik la polizia locale ha chiuso due bar che non avevano il permesso. La legge è legge, da quelle parti. E soprattutto è benedetta da una nazione intera, se nasce per sconfiggere la tendenza fin troppo spinta verso alcool e fumo da parte dei ragazzi e la combatte costruendo campi di calcio e impianti sportivi.

Dicono che il boom della nazionale islandese sia nato da lì; Emil Hallfredsson, centrocampista del Verona costretto a saltare le due storiche partite contro Olanda e Kazakistan, conferma, ”il cammino è cominciato proprio con quella legge del 2002”. Però ora la nazione festeggia con 48 ore di bevute ininterrotte, ha anche aggiunto il veronese d’Islanda agli amici. ”Quando ieri l’arbitro ha fischiato la fine – il racconto di Hallfredsson – ho provato una gioia immensa ma anche un po’ di tristezza per non essere lì. Poi però dallo spogliatoio mi è arrivata la videochiamata dei compagni tramite FaceTime: c’era una bolgia pazzesca, è stato fantastico, come essere a Reykjavik”.

Hallfreddson è il prototipo del miracolo islandese: un centrocampista completo, corsa e tecnica, mezza Premier League a inseguirlo, 49 presenze in nazionale per fare da tutor alla generazione esplosa all’Euro U.21 del 2011. Ora il capitano Gunnarsson, uno di quei ragazzi, confessa di essere sotto choc; ma l’eroe del giorno è Lars Lagerback, 67 anni, già ct della Svezia, che con la nazionale islandese aveva fallito la qualificazione ai Mondiali 2014 solo allo spareggio con la Croazia.

”Gli eroi sono altri, Mandela o Martin Luther King: io ho la fortuna di lavorare in un piccolo paese. Vuol dire facilità di organizzazione e tutto un popolo alle spalle”. Certo, quando Jules Verne scelse un vulcano islandese per cominciare il suo immaginifico viaggio al centro della terra, non immaginava che 150 anni dopo i suoi abitanti sarebbero venuti in Francia a ricambiare con un viaggio al rovescio, al centro dell’Europa.

In controtendenza anche con le titubanze del governo locale ad aderire all’Unione europea. Lo sport, d’altra parte, anticipa spesso i tempi. Così l’Islanda di basket si è già presa il suo posto in Europa, come ben sa la nazionale di Pianigiani, e così la nazionale di pallamano. ”Ora ci sarà da divertirsi in Francia”, assicura Hallfredsson. Promessa di islandese.

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