Inchiesta Petrobras, a Milano indagata anche Techint

Pubblicato il 07 settembre 2015 da redazione

Brasile: inchiesta su Petrobras

Brasile: inchiesta su Petrobras

MILANO. – Si allarga l’inchiesta milanese su un caso di presunta corruzione internazionale che coinvolge grandi aziende italiane in rapporti con il colosso petrolifero brasiliano Petrobras, già finito al centro in patria di un enorme scandalo che ha portato in carcere politici, imprenditori, manager e faccendieri. Si è saputo, infatti, che oltre a Saipem, controllata del gruppo Eni, anche la multinazionale italo-argentina Techint è indagata in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Lo scorso 12 agosto, il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, su disposizione dei pm Fabio De Pasquale e Isidoro Palma, oltre a perquisire Saipem con contestuale informazione di garanzia, è entrato anche negli uffici milanesi del gruppo Techint, attivo su vari fronti, dalla produzione dell’acciaio all’ingegneristica, e presieduto da Gianfelice Rocca, che è presidente di Assolombarda. Anche in questo caso, stando a quanto è emerso, si è trattato di una perquisizione con tanto di informazione di garanzia per segnalare che la società è indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti per omesso controllo sull’attività di propri dipendenti.

All’indomani delle perquisizioni, invece, era stata la stessa controllata dell’Eni, già coinvolta in procedimenti su casi di presunta corruzione internazionale per appalti petroliferi in Nigeria e Algeria, a comunicare con una nota di aver ricevuto l’informazione di garanzia e una richiesta di documentazione nell’ambito della nuova inchiesta e in relazione ad un contratto assegnato nel 2011 dalla Petrobras a Saipem SA (Francia) e Saipem do Brasil (Brasile). Secondo quanto riportato da indiscrezioni di stampa, come era stato spiegato dalla società, “tale contratto è oggetto da parte delle autorità giudiziarie del Brasile di indagini nei confronti di alcuni cittadini brasiliani tra i quali anche un ex collaboratore di Saipem do Brasil”.

Petrobras, tra l’altro, dal 2014 è coinvolta in una maxi inchiesta brasiliana, denominata ‘Lava jato’ (autolavaggio), che ha ad oggetto ipotesi di corruzione in cambio di appalti miliardari e pagamento di tangenti a politici locali. E a fine luglio scorso gli investigatori brasiliani hanno anche ipotizzato il versamento di mazzette da parte di intermediari di Saipem per assicurasi alcuni contratti con Petrobras. Tra le cinque persone accusate di corruzione e riciclaggio dalle autorità brasiliane figurano l’ex rappresentante di Saipem in Brasile, Joao Antonio Bernardi Filho, e il precedente capo dell’engineering di Petrobras, Renato Duque (finito in carcere).

Nei giorni scorsi, inoltre, anche Josè Dirceu, ministro nel primo governo di sinistra della storia del Brasile ed ex braccio destro di Lula, è stato accusato di corruzione, riciclaggio e associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta ‘Lava jato’. Nelle scorse settimane, poi, sui media brasiliani è comparsa la notizia che anche un responsabile della filiale brasiliana di Techint, Ricardo Ourique Marques, è finito sotto indagine nel Paese sudamericano.

Nel frattempo, la multinazionale della famiglia Rocca (il gruppo è attivo in tutto il mondo con oltre 100 società) risulta indagata nell’inchiesta della Procura di Milano su presunte ‘stecche’ pagate a manager Petrobas per appalti in Brasile. Un filone di indagine che, da quanto si è saputo, è stato appena aperto e su cui inquirenti e Gdf stanno facendo accertamenti proprio in questi giorni.

(di Igor Greganti/ANSA)

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