Riforme, l’intesa resta lontana. Ma Renzi non torna indietro

Pubblicato il 07 settembre 2015 da redazione

Matteo Renzi durante la registrazione di 'Porta a Porta' condotta da Bruno Vespa, che apre oggi la nuova edizione ospitando il presidente del consiglio, Roma, 7 settembre 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Matteo Renzi durante la registrazione di ‘Porta a Porta’ condotta da Bruno Vespa, che apre oggi la nuova edizione ospitando il presidente del consiglio, Roma, 7 settembre 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

ROMA. – La vigilia della ripresa della discussione parlamentare sulle riforme costituzionali, registra un irrigidimento delle posizioni, che rende difficilmente prevedibile il successo di quelle mediazioni che recentemente sono state messe in campo. “Io ascolto tutti ma non mollo”, a detto il premier Renzi che in serata interverrà all’Assemblea dei senatori Dem. Oggi pomeriggio la commissione Affari costituzionali del Senato guidata da Anna Finocchiaro, riprenderà i lavori con un ufficio di presidenza che dovrà programmare le sedute per l’esame dei 513mila emendamenti (mezzo milione dalla sola Lega).

Mercoledì e giovedì sono previste le audizioni dei Governatori, ma la questione di fondo rimane la modalità di elezione del futuro Senato delle Regioni. Il Governo difende l’attuale impianto fotografato nell’articolo 2, già approvato da Senato e Camera una volta, con i futuri inquilini di Palazzo Madama che vengono scelti dai Consigli Regionali. La minoranza del Pd, ma anche la Lega, M5s, Sel, Fi e i Conservatori chiedono una elezione diretta e un Senato con maggiori funzioni legislative e di controllo.

Il ministro Maria Elena Boschi si è detta certa che “alla fine prevarrà il senso di responsabilità”, vale a dire che la minoranza cederà, “anche perché – ha aggiunto – ieri a Milano alla Festa dell’Unità abbiamo visto con chiarezza da che parte sta il popolo Pd”.

Ma la minoranza è irritata proprio dal comizio di Renzi a Milano, perché si è sentita attaccata in un momento che sarebbe dovuto essere unitario: “Sarei stato stupito che il segretario fosse stato contestato alla Festa nazionale”, ha ironizzato Federico Fornaro. “L’unità del Pd tocca a Renzi e non ad altri”, ha ripetuto Roberto Speranza, “non capisco qual è il problema a fare scegliere i senatori dagli elettori”.

Ci sono stati nuovi tentativi di mediazione, destinati però a non aver seguito. Il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti propone di lasciare inalterato l’articolo 2, e di prevedere nella legge ordinaria che diventino senatori i Consiglieri regionali più votati. Ma la minoranza ha insistito nel chiedere proprio la modifica dell’articolo 2. Vannino Chiti ha a sua volta proposto di ripristinare l’elezione diretta con un emendamento al fatidico articolo 2, con l’impegno però che non si rimetta in discussione l’intero articolo, che comprende il numero dei senatori.

Ma il governo non ha nemmeno replicato perché se si riapre quell’articolo gli altri gruppi potrebbero chiedere di discutere i propri emendamenti. “Io sono favorevole che sino alla fine ci siano tutti i confronti e tutti gli incontri possibili, non uno in meno”, ha detto Finocchiaro, che dovrà gestire dei passaggi complicati anche proceduralmente. Il primo di questi incontri ci sarà già questa sera, con una Assemblea del gruppo dei senatori Dem, alla quale interverrà Renzi (Chiti sarà assente per un impegno in Polonia come presidente della Commissione Ue del Senato). Renzi ha anticipato la sua impostazione: “tutto facciamo tranne che tirarsi i capelli su un emendamento – ha detto – una soluzione si trova ma l’importate è che qualcuno capisca che indietro non si torna, e invece qualcuno vuole che si torni sempre daccapo. Io ascolto tutti ma non mollo”. Anche perché, ha aggiunto, il Senato dovrà decidere prima della sessione di Bilancio, il 15 ottobre.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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