Presidenziali in Guatemala, il favorito è un comico

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CITTA’ DEL GUATEMALA. – Risultato a sorpresa nel primo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala: Jimmy Morales, un attore comico noto per un programma televisivo in onda da oltre 15 anni, è risultato il candidato più votato, e il favorito dei sondaggi, Manuel Baldizon, potrebbe perfino essere escluso dal ballottaggio. Ancora scosso dal finale drammatico del mandato presidenziale di Otto Perez Molina – passato in una settimana dal potere a una cella in un carcere militare – l’elettorato guatemalteco ha partecipato con entusiasmo alle elezioni (oltre il 75% di affluenza), affidando a Morales poco meno del 27% dei voti.

Sandra Torres, moglie dell’ex presidente Alvaro Colom e candidata dell’Unità Nazionale della Speranza (Une, social-cristiana) e Manuel Baldizon, della Libertà Democratica Rinnovata (destra) sono ambedue rimasti quasi 10 punti indietro, e lottano fino all’ultimo voto per un posto nel ballottaggio del prossimo 25 ottobre, con Torres in leggero vantaggio.

Il risultato è comunque del tutto inatteso se si tiene conto del fatto che a fine giugno i sondaggi davano Baldizon in testa con più del 30% dei voti, seguito da Torres con il 12% e Morales con il 10%.

L’impatto elettorale dello scandalo di corruzione che ha travolto Perez Molina – accusato di essere il boss di una sorta di “dogana parallela” che durante anni ha intascato le bustarelle di importatori che non volevano pagare tasse e dazi – è stato insomma ben più forte di quanto pensassero gli analisti.

Morales (46 anni), figlio di genitori poveri e notissimo nel paese per gli sketch comici che interpreta con il fratello Sammy nel programma tv “Moralejas”, è diventato il simbolo dell'”antipolitica” grazie tra l’altro al suo slogan elettorale: “Né ladro, né corrotto”. Nato in una famiglia povera e molto religiosa di cristiani evangelici, Morales ha sviluppato la sua proposta su tre temi sociali considerati “caldi” – l’educazione, la sanità e le imprese – ma è visto da molti come un candidato impreparato e senza una struttura politica autonoma, quando non viene denunciato direttamente come un pagliaccio manipolato dai settori militari conservatori che hanno fondato nel 2011 il Fronte di Convergenza Nazionale (Fcn), il partito del quale è poi diventato leader.

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