Merkel, i migranti cambieranno la Germania

Pubblicato il 07 settembre 2015 da redazione

Refugees arrive at the train station in Saalfeld, central Germany, Saturday, Sept. 5, 2015. Hundreds of refugees arrived in a train from Munich to be transported by busses to an accomodation centre. (ANSA/AP Photo/Jens Meyer)

Refugees arrive at the train station in Saalfeld, central Germany, Saturday, Sept. 5, 2015. Hundreds of refugees arrived in a train from Munich to be transported by busses to an accomodation centre. (ANSA/AP Photo/Jens Meyer)

BERLINO. – La macchina tedesca, messa in moto nel weekend, è partita. E un’Angela Merkel orgogliosa della straordinaria risposta popolare all’apertura dei confini ai migranti in arrivo dall’Ungheria, ringrazia e incoraggia la cittadinanza, alternando nelle sue uscite pubbliche due formule: “ce la facciamo” e “dobbiamo farcela”. Mentre la Repubblica federale organizza la prima accoglienza per migliaia e migliaia di richiedenti asilo, mettendo sul tavolo 6 miliardi, la cancelliera guarda già molto più avanti: il fenomeno migratorio che viviamo in questi giorni “impegnerà la Germania anche nei prossimi anni e cambierà il Paese. Dobbiamo fare in modo che questo cambiamento sia positivo. E integrarli al meglio”.

Anche nelle ultime ore sono arrivate a Monaco migliaia di persone dall’Ungheria, via Austria. Nei due giorni del weekend ne erano arrivate 20 mila, e nella mattinata di lunedì si attendevano 10 mila richiedenti asilo. “Siamo al limite delle capacità”, hanno fatto sapere dall’Alta Baviera. Ma i confini con l’Ungheria per ora non sono stati chiusi, e dalla cancelleria come dal ministero dell’Interno, interrogati in proposito, non arrivano date, né risposte su quanto durerà il regime che consente “l’eccezione” del weekend.

Una “decisione presa velocemente, per rispondere a una emergenza umanitaria”, ha risposto il portavoce del governo, Steffen Seibert, ricordando che tutti i Paesi sono tenuti a rispettare gli accordi di Dublino. Nel vertice di coalizione di ieri, che si è prolungato fino a tarda sera a Berlino, sono state decise diverse misure di intervento: innanzitutto 6 miliardi di risorse. Tre dalle casse federali, per promuovere l’integrazione nel mondo del lavoro tedesco; altri tre dai Comuni, per coprire i costi dell’emergenza. Ci si prepara ad allestire 150 mila posti per la prima accoglienza.

“Plausibile”, ha risposto Merkel a un giornalista senza fare una piega, che chi parla di costi fino a dieci miliardi abbia ragione. Anche i posti per i volontari che aiutano le forze dell’ordine aumenteranno da 3 mila a 10 mila. C’è anche un segnale in direzione opposta però: “Chi non ha diritto d’asilo, dovrà tornare indietro”. Attualmente si tratta del 40% dei migranti presenti in Germania (esclusi quelli arrivati nel weekend). E la Germania allarga l’elenco dei paesi di provenienza ritenuti sicuri: Kosovo, Albania e Montenegro.

Anche le procedure burocratiche vanno accelerate: per una richiesta di asilo, spiega all’Ansa un portavoce del ministero dell’Interno, in Germania oggi occorrono 5,3 mesi, l’anno scorso ce ne volevano 7,1, l’obiettivo del programma di coalizione è 3. Merkel, che insieme al numero due del governo, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ha incontrato la stampa in mattinata nella capitale, ha ringraziato con toni insolitamente emotivi i tedeschi che si stanno mobilitando per accogliere i profughi: “Abbiamo alle spalle un weekend commovente, e mozzafiato. E io voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per l’emergenza: i comuni, la Deutsche Bahn, le forze dell’ordine, gli operatori e i cittadini che con i loro segnali di benvenuto hanno dato un’immagine del Paese che ci rende ancora un po’ più orgogliosi del nostro Paese”, ha affermato.

A chi ha provato ad attribuirle il successo delle risonanza positiva di cui gode al momento il paese, ha replicato: “Non si tratta di me. Si tratta di tutti coloro che in questi giorni hanno salutato con parole di benvenuto i richiedenti asilo nelle stazioni delle nostre città”. “Io sono lieta del fatto che la Germania sia diventata in Paese che la gente collega a un luogo in cui si vuole andare a vivere – ha concluso -, soprattutto pensando alla nostra storia. Lo trovo commovente”.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)

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