Spunta un nuovo tesoretto, più facile tagliare le tasse

Renzi e Padoan.
Renzi e Padoan.
Renzi e Padoan.

ROMA. – Il governo si mantiene ancora prudente sulle stime di crescita per 2015 e 2016, ma è proprio da lì, da uno “zero virgola” in più, che potrebbe arrivare un nuovo tesoretto determinante per far quadrare i conti della manovra del prossimo anno. Il +0,7% di Pil previsto nel Def di aprile scorso sarà sicuramente ritoccato al rialzo nella Nota di aggiornamento in arrivo entro il 20 settembre. Non si arriverà a +1%, ma con ogni probabilità l’asticella si alzerà tra +0,8% e +0,9%. Con un effetto quanto meno di trascinamento anche sul Pil del 2016, che dal +1,4% stimato la scorsa primavera, potrebbe salire a +1,5% o +1,6%, in linea con la maggior parte delle previsioni di istituzioni e organismi nazionali e internazionali.

L’effetto immediato di una maggiore crescita si vede sulle entrate fiscali, che significano più soldi nelle casse dello Stato, ma anche sul deficit e quindi sullo spazio di manovra disponibile per il taglio delle tasse e per le altre misure in corso di definizione da inserire nella legge di stabilità. La crescita del Pil fa automaticamente calare il rapporto con il deficit, ma mantenendo il deficit invariato all’1,8% (come previsto nel quadro programmatico per il 2016), un aumento del Prodotto interno lordo dello 0,1% “libera” circa 1,6 miliardi di euro di risorse.

Se la crescita dell’economia fosse anche maggiore, lo 0,2% in più del previsto ad esempio, il tesoretto salirebbe a 3,2 miliardi. E se la Commissione Ue permettesse all’Italia, non più sorvegliato speciale, di agire ulteriormente sul deficit facendo ancora leva sulla clausola delle riforme, di cui resta ancora a disposizione un altro 0,1%, le risorse arriverebbero a quasi 5 miliardi di euro.

Sul piatto della flessibilità resta anche la clausola degli investimenti, ma è difficile al momento capire se il governo italiano riuscirà a sfruttarla in qualche modo. Anche perché ogni ritocco del deficit deve essere valutato attentamente in correlazione al suo impatto sul debito, vero tallone d’Achille dell’Italia in Europa.

Sul fronte spending review, voce essenziale da cui dovranno scaturire ben 10 miliardi di euro in un anno, il commissario Yoram Gutgeld ha intanto frenato sugli effetti del taglio delle partecipate pubbliche. Avere un effetto immediato “è illusorio”, ha spiegato. Il procedimento sarà infatti più complesso di quanto inizialmente immaginato e ad un primo probabile intervento nella legge di stabilità ne seguirà un altro ad hoc. La razionalizzazione partirà dalla definizione di precisi ambiti territoriali, “in modo che tutti i servizi pubblici locali abbiamo una scala minima: il Paese deve essere diviso circa in 80 aree. Se in un’area si trovano 10 società di raccolta rifiuti – ha precisato – bisognerà prevede un processo di aggregazione”.

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