Scoperto un nuovo antenato dell’uomo, l’Homo naledi

Pubblicato il 10 settembre 2015 da redazione

A handout image dated 13 September 2014 shows a Homo naledi skeleton in the Wits bone vault at the Evolutionary Studies Institute at the University of the Witwatersrand, Johannesburg, South Africa. The fossils are among nearly 1,700 bones and teeth retrieved from a nearly inaccessible cave near Johannesburg. The fossil trove was created, scientists believe, by Homo naledi repeatedly secreting the bodies of their dead companions in the cave.  ANSA/JOHN HAWKS / UNIVERSITY OF WISCONSIN-MADISON

A handout image dated 13 September 2014 shows a Homo naledi skeleton in the Wits bone vault at the Evolutionary Studies Institute at the University of the Witwatersrand, Johannesburg, South Africa. The fossils are among nearly 1,700 bones and teeth retrieved from a nearly inaccessible cave near Johannesburg. The fossil trove was created, scientists believe, by Homo naledi repeatedly secreting the bodies of their dead companions in the cave. ANSA/JOHN HAWKS / UNIVERSITY OF WISCONSIN-MADISON

ROMA. – Piccolo di statura e minuto, il cervello simile a quello di uno scimpanzè, mani dalle dita ricurve specializzate per arrampicarsi e lunghe gambe per camminare eretto, forse anche per correre: è l’identikit dell’Homo naledi, il nuovo antenato dell’uomo scoperto in Sudafrica, in una grotta a 30 metri di profondità. Il ritrovamento è stato annunciato dall’università sudafricana del Witwatersrand, dalla National Geographic Society e dalla National Research Foundation del Sudafrica.

Descritti sulla rivista eLife dal gruppo coordinato da Lee Berger, dell’università del Witwatersrand a Johannesburg, i resti di questo antenato indicano che potrebbe fra i più antichi mai scoperti, sebbene la sua ‘data di nascita’ sia ancora incerta. Si trovavano in quello che è forse il più vasto deposito di scheletri di antenati dell’uomo mai scoperto. La grotta, chiamata Dinaledi Chamber, fa parte del sistema di caverne chiamato Rising Star e al suo interno c’erano oltre 1.500 resti fossili, che secondo i ricercatori si possono attribuire ad almeno 15 individui. Per studiarli Berger ha indetto un concorso internazionale che ha chiamato a raccolta circa 40 fra gli esperti più qualificati per analizzare i reperti. Tra questi, l’italiano Damiano Marchi, dell’università di Pisa.

Scendere nella grotta non è stato affatto semplice ed i ricercatori sono convinti che al suo interno ci sia ancora molto da scoprire: non si esclude che possano esserci migliaia di resti. Uno degli aspetti finora misteriosi è che i corpi sembrano essere stati deposti nella caverna in modo intenzionale, una sorta di rituale che finora era stato considerato un’esclusiva dell’uomo. Le analisi condotte finora sui resti indicano che questi sono sia di adulti che di bambini. Nonostante appartengano al genere Homo, erano molto diversi dai moderni umani.

L’analisi dello scheletro ha permesso di ricostruire l’aspetto di questo progenitore dell’uomo: era piccolo, non più alto di un metro e mezzo e pesante circa 45 chilogrammi; anche il suo cervello era piccolo, all’incirca come un’arancia e simile a quello degli scimpanzè. Come testimoniano le dita curve delle sue mani, sapeva arrampicarsi, e le lunghe gambe dimostrano che sapeva anche camminare e correre.

Si continua intanto a lavorare anche per stabilire l’età del nuovo antenato dell’uomo, al momento fissata all’incirca intorno a due milioni e mezzo di anni fa, al confine tra il Pliocene e il Pleistocene. Quello che è certo è che si tratta di una specie completamente diversa da quelle dei progenitori dell’uomo finora note. Ci sono soltanto alcune somiglianze ‘di famiglia’. Ad esempio l’Homo naledi ha cranio e mandibola che ricordano quelli dell’Homo abilis, così come quelli di Homo rudolfensis, Homo erectus e Homo sapiens, ma le sue caratteristiche restano comunque uniche ed hanno qualche vaga somiglianza anche con esseri più primitivi, come gli Australopiteci. La cassa toracica ricorda infine quella dello scimpanzè, mentre mani e piedi sono abbastanza vicini a quelli dell’uomo moderno.

(di Enrica Battifoglia/ANSA)

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