Braccio di ferro nel Pd sulle riforme. Grasso, in Aula decido io

Pubblicato il 11 settembre 2015 da redazione

Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l'esame del ddl Rai nell'aula del Senato, Roma, 31 luglio 2015.    ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l’esame del ddl Rai nell’aula del Senato, Roma, 31 luglio 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

ROMA. – Rischiano di “non incontrarsi mai” maggioranza e minoranza Pd sul campo delle riforme. Perché a dispetto del tentativo in corso di trovare una mediazione sul testo, un nodo appare inestricabile: la richiesta irremovibile della sinistra Dem di cambiare l’articolo 2 del ddl, cozza contro il “no” altrettanto irremovibile della maggioranza. E così, concordano tutti, a decidere la partita potrebbe essere Pietro Grasso, con il parere che dovrà dare sulla questione quando il testo sarà in Aula. Il presidente del Senato si dice “fiducioso” che prima di allora una soluzione possa arrivare con un’intesa politica.

E il ministro Maria Elena Boschi assicura di essere “ottimista” su un accordo. Ma Vannino Chiti rispedisce al mittente il “pasticciaccio” che la maggioranza propone. “Da un anno e mezzo mi viene detto che non avrei avuto i voti sulle riforme e invece ce l’abbiamo sempre fatta. Sarà sempre così”, ostenta tranquillità Matteo Renzi. Il premier tiene la linea del dialogo sul testo, fermo restando il no a cambiare l’art. 2 perché – è la convinzione – vorrebbe dire ripartire d’accapo. E invece, anche per continuare a rafforzare con le riforme la ripresa dell’Italia, bisogna chiudere al più presto. Il via libera del Senato, afferma, deve arrivare “nelle prossime settimane”. Poi, ribadisce, “nel 2016 con il referendum saranno i cittadini a dire se la riforma va bene o no”.

Un’intesa nel Pd è possibile, afferma il ministro Boschi, con “modifiche tecniche anche senza cambiare l’art. 2”. Ma se l’obiettivo della minoranza è solo cambiare quel punto, osserva Ettore Rosato, “non ci incontreremo mai”. Perciò al tavolo dove siedono i rappresentanti di deputati e senatori Pd si sta cercando un’intesa a partire dal nodo delle competenze del futuro Senato: una nuova riunione convocata per lunedì dovrebbe elaborare le prime proposte. Ma Doris Lo Moro, che è a quel tavolo da capogruppo Pd in commissione ma è anche tra i firmatari del documento della minoranza per il Senato elettivo, avverte che “il campo d’azione è l’intero ddl, senza preclusioni”.

“La mediazione non può essere un compromesso al ribasso”, sottolinea anche Gianni Cuperlo. E, ribadisce dalla minoranza il senatore Vannino Chiti, solo cambiando l’articolo 2 la mediazione sarebbe ricevibile. Altrimenti, non si stanca di ripetere Pier Luigi Bersani, la riforma non solo è invotabile ma rischia di diventare un volano all’antipolitica e di creare un sistema che “dà una mano a chi è peggio di noi, perché sono convinto che Renzi sia meglio di Di Maio, Grillo e Berlusconi”.

Una parola definitiva sembra al momento in grado di dirla solo Pietro Grasso. “Mi fa piacere che qualcuno convenga con me che la decisione sull’art. 2 la devo prendere io. Quando il testo sarà in Aula deciderò”, dichiara il presidente. “Sarà lui – osserva un senatore della minoranza – a dirci se si giocherà a calcio o a rugby: se dichiarerà gli emendamenti inammissibili, Renzi potrà andare tranquillamente avanti, se dirà che l’art. 2 si può cambiare dovrà cercare un’intesa con noi sulle modifiche”.

Qualche renziano, però, osserva di rimando che il no di Grasso alle modifiche “non dispiace neanche alla minoranza perché gli toglierebbe le castagne dal fuoco”. Al dunque, assicura comunque Luca Lotti, “i numeri ci saranno”. “Questa è una riforma che dobbiamo portare a termine e se siamo costretti a rivolgerci ad altre forze politiche per farlo lo faremo”, dichiara il sottosegretario. Che precisa: “Non antepongo questo all’unità del Pd”. E anche sui mal di pancia interni a Ncd taglia corto: “Non è un nostro problema”. Angelino Alfano ribadisce che la linea del suo partito è quella delle riforme e non cambierà: “Sin dall’inizio abbiamo sostenuto questo governo anche facendo delle faticose rotture”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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